I nostri pensieri divengono il nostro mondo. Noi diventiamo ciò che pensiamo. Questo è l'eterno mistero. (Maitri Upanisad)
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mercoledì 21 gennaio 2015

Mahamudra, il grande sigillo

IL GRANDE SIGILLO dalla Shiva Samhita


Il Grande Sigillo non può essere insegnato, ma tu, benedetto, intelligente Naropa, che affrontando le difficili prove sei paziente nella sofferenza grazie alla devozione verso il maestro, accogli nel cuore queste parole. Lo spazio si appoggia forse su qualcosa? Similmente, il Grande Sigillo non ha nulla su cui appoggiarsi. Rimani rilassato nello stato naturale inalterato. Se si rilasciano i legami senza dubbio si è liberi. Quando si osserva il centro dello spazio si cessa di vedere tutto il resto. Similmente, se si osserva la coscienza, le forme di pensiero si dissolvono e si consegue il sommo risveglio. I banchi di nebbia si dissolvono nello spazio senza andare altrove né rimanere da qualche parte. Similmente, le forme di pensiero scaturiscono dalla coscienza, ma quando si ha la visione della propria coscienza l'onda delle immagini mentali si dissolve. La vera natura dello spazio non ha né colore né forma e non è condizionata né dal bianco né dal nero. Similmente, l'essenza della propria coscienza non ha né colore né forma e non è condizionata né dalla virtù né dal vizio. Il cuore del sole chiaro e limpido non può essere oscurato dal buio delle ere cosmiche. Similmente, la chiara luce che è l'essenza della propria coscienza non può essere oscurata dal ciclo delle ere cosmiche. Si definisce "vuoto" lo spazio, ma lo spazio è indicibile. Similmente, la propria coscienza è detta "chiara luce", tuttavia in essa non c'è nulla che possa essere definito dicendo "è così". Dunque, la vera natura della coscienza è sin dal principio come lo spazio, e non c'è nulla che non confluisca lì. Smetti di fare qualunque movimento fisico e rimani tranquillo nello stato naturale. Non hai nulla da dire, i suoni sono vuoti come l'eco. Non hai nulla a cui pensare, contempla ciò che trascende la mente. Il corpo umano come una canna di bambù, la coscienza al di là dei pensieri come il centro dello spazio: rilàsciati in questo stato senza perdere la consapevolezza né trattenere nulla in mente. La coscienza senza punti di riferimento è il Grande Sigillo. Prendendo dimestichezza con questo stato si ottiene il Sommo Risveglio. La visione del grande Sigillo, che è chiara luce, non può essere conseguita attenendosi alle esposizioni dogmatiche e alle scritture proprie sia del sistema exoterico: sutra (insegnamenti), vinaya (regole), abhidharma (filosofia), paramita (perfezioni) sia di quello esoterico: tantra. Infatti la visione della chiara luce è ostacolata dal dogmatismo. L'osservanza dogmatica dei precetti equivale a non mantenere il vero impegno. Non avere fissazioni à libertà dal dogmatismo. Il pensiero è come l'onda che si alza e ritorna naturalmente. Se non si possiede la consapevolezza del valore autentico, al di là delle idee fisse e comportamenti rigidi, l'impegno spirituale è mantenuto come una lampada che elimina l'oscurità. Quando si è liberi dal dogmatismo, perché non ci si fissa più su una conclusione, si consegue la visione del vero significato di tutti gli insegnamenti. Se si penetra questa verità ci si libera dalla gabbia del divenire. Se si contempla questa verità si brucia tutto ciò che oscura e causa sofferenza. Chi così realizza è detto "lampada dell'insegnamento". Gli sciocchi che non stimano questa verità finiscono per lasciarsi trascinare dalla corrente del divenire. Poveri sciocchi che devono sopportare questa insopportabile sofferenza! Se essi desiderano porvi fine devono seguire una guida esperta e far discendere nel proprio cuore l'energia spirituale, così la loro coscienza sarà libera. Oh, vivere condizionati dal divenire non ha senso e causa sofferenza. L'azione mondana è senza valore, perciò si consideri cos'ha valore e senso. Il supremo modo di vedere è trascendere soggetto e oggetto. La suprema meditazione è non essere distratti. La suprema condotta è assenza di sforzo. La realizzazione della mèta è non avere né speranza né timore. La vera natura della coscienza è chiarezza al di là delle immagini. La mèta della via degli esseri risvegliati è conseguita senza una via da percorrere. Il sommo risveglio è realizzato senza qualcosa da praticare. Oh, considera bene l'esistenza mondana. Essa è transitoria, come un'illusione e un sogno non è qualcosa di reale. Perciò pentiti e lascia l'azione mondana. Taglia completamente i legami affettivi con il tuo seguito ed il tuo Paese. Medita da solo in un eremo di montagna o nella foresta. Rimani nello stato in cui non c'è nulla da meditare. Quando otterrai ciò che non è da ottenere, allora otterrai il Grande Sigillo. Dal tronco di un grande albero si sviluppano rami e foglie, però se lo si taglia di netto alla base tutti i rami seccano. In modo simile, quando si recide la mente alla base seccano le foglie e i rami del divenire. L'oscurità accumulata durante le ere cosmiche è cancellata da una lampada. Similmente, l'unica chiara luce della propria coscienza dissipa gli oscuri ostacoli dell'ignoranza accumulati durante le ere cosmiche. Oh, tramite l'intelletto non si ha visione di ciò che lo trascende; tramite l'azione non si comprende ciò che la trascende. Se desideri attingere ciò che trascende l'intelletto e l'azione, recidi la tua mente alla base e lascia la consapevolezza nuda. Lascia che l'impura acqua dei pensieri si schiarisca. Lascia la realtà fenomenica così com'è, senza affermare né negare. Quando non c'è più attaccamento né rifiuto, si comprende che l'esistenza è il Grande Sigillo. La base di tutto non è nata, perciò è libera dal condizionamento delle tracce psicologiche. Rimani nell'essenza non nata, senza orgoglio e calcolo. Lascia che i fenomeni appaiano naturalmente e le immagini mentali si dissolvano. Il supremo modo di vedere è la completa libertà dal dogmatismo. La suprema meditazione è la vasta profondità senza confini. La suprema condotta è la rottura dei limiti. La suprema mèta è lo stato naturale senza più aspettative. La mente del principiante all'inizio è come una cascata, poi diventa come il fiume Gange che scorre tranquillo, infine è come il confluire dei fiumi nell'oceano, quando madre e figlio si incontrano. Se si è dotati di capacità inferiori, non essendo in grado di rimanere nello stato naturale grazie alle istruzioni precedenti, occorre mantenere la pura consapevolezza attraverso il controllo della respirazione. Inoltre, tramite la fissazione dello sguardo si può concentrare la mente in vario modo, finché non si riesce a rimanere in uno stato di pura consapevolezza. Se ci si affida al "sigillo dell'azione" si può sperimentare il sentire non duale del piacere e del vuoto: quando la sacra energia del metodo e dell'intuizione è armonizzata, va fatta scendere lentamente, poi deve essere trattenuta, tirata indietro, ricondotta alla fonte ed espansa in tutto il corpo. In questo momento, se non c'è più desiderio, sorge il sentire non duale del piacere e del vuoto. Chi pratica in questo modo avrà vita lunga senza capelli bianchi e crescerà come la luna; avrà un aspetto luminoso e la forza del leone; otterrà velocemente i poteri ordinari e rimarrà assorbito nel sommo risveglio. Questa istruzione personale sull'essenza del Grande Sigillo possa rimanere nel cuore degli esseri destinati a riceverla.

Insegnamenti del saggio Tilopa (928-1009) al suo allievo Naropa (956-1040)

sabato 25 maggio 2013

mudra e hasta nella danza bharatanatyam: durga e shiva

mudra e hasta nella danza bharatanatyam: le posizioni divine di Durga e Shiva (Vishuddachakra)


mercoledì 8 maggio 2013

mudra e hasta nella danza bharatanatyam: lakshmi e vishnu













mudra e hasta nella danza bharatanatyam: le posizioni divine di Lakshmi e Vishnu (Manipura chakra)



domenica 21 aprile 2013

mudra e hasta nella danza bharatanatyam: saraswati e brahma












mudra e hasta nella danza bharatanatyam: le posizioni divine di Saraswati e Brahma (Svadhisthana chakra)



sabato 6 aprile 2013

brahma mudra, il mudra della coscienza










Brahma mudra simboleggia la coscienza onnipervadente, si esegue con le dita avvolte intorno al pollice e le nocche di entrambe le mani premute insieme. Le mani vengono prima poste e poi premute leggermente contro l'osso pubico.
Brahma mudra aiuta a stimolare il pranayama e può essere accompagnato da una mudrasana, eseguita ruotando il capo nelle quattro direzioni, a simboleggiare le quattro teste di Brahma.
Brahma mudraè associato al secondo chakra.


giovedì 12 luglio 2012

yoni mudra










Sedete in siddhasana. Chiudete le orecchie con i pollici, gli occhi con gli indici, le narici con le dita medie, le labbra superiori con gli anulari e le labbra inferiori con i mignoli. Questa è una bella posizione per fare japa. Immergetevi profondamente e meditate sui sei chakra e Kundalini. Questo mudra non è davvero facile per tutti come gli altri mudra. Dovete sforzarvi molto per avere successo in questo. Se volete un successo sicuro, dovete essere perfettamente stabiliti nel brahmacharia. Devanamapi durlabha - Molto difficile da essere ottenuto perfino dagli dei. Perciò, realizzate l'importanza di questo mudra e praticatelo con molta cautela.
(Sivananda)

lunedì 18 giugno 2012

viparitakarani mudra





















Stendetevi sul terreno. Sollevate le gambe dritte in alto. Sostenete le natiche con le mani. Poggiate i gomiti sul terreno. Rimanete fermi. Il sole sta alla radice dell'ombelico e la luna alla base del palato. Il processo per cui il sole è portato in alto e la luna in basso si chiama Viparitakarani mudra. Le posizioni del sole e della luna sono capovolte. Il primo giorno fatelo per un minuto; aumentate gradualmente questo periodo fino a tre ore. Dopo sei mesi scompaiono le rughe sul viso e i capelli grigi. Lo yogi che lo pratica per tre ore al giorno conquista la morte. Poiché viene aumentato il fuoco gastrico, quelli che praticano questo mudra per lungo tempo devono prendere qualche leggero rinfresco, come latte, ecc., non appena finito il kriya. La posizione sirshasana è chiamata pure viparitakarani mudra.
(Sivananda)

domenica 10 giugno 2012

yoga mudra
















Sedete in padmasana. Poggiate le palme delle mani sulle ginocchia. Esalate lentamente curvandovi in avanti, e toccate il terreno con la fronte. Se tenete la posizione per lungo tempo, potete respirare come di solito; oppure ritornate nella posizione di prima e inalate. Invece di tenere le mani sulle ginocchia, potete portarle sul dorso e afferrare il polso sinistro con la mano destra. Questa posizione elimina tutti i tipi di disordini dell'addome.
(Sivananda)

venerdì 25 maggio 2012

sivananda: kundalini yoga
























Che Cos'è lo Yoga? La parola ' yoga ' viene dalla radice sanscrita ' yuj ', che significa unire. In senso spirituale, è quel processo per cui lo yogi realizza l'identità tra jivatman e Paramatman. L'anima umana è portata in cosciente comunione con Dio. ' Yoga è dominare le modificazioni mentali. Yoga è quell'inibizione delle funzioni della mente che conduce all'attenersi dello Spirito nella sua vera natura. Il controllo di queste funzioni della mente avviene per mezzo di abhyasa e vairagya'. (Yoga sutra). Lo yoga è la scienza che insegna il metodo di unire lo Spirito umano con Dio. Lo yoga è la scienza divina che disincaglia il jiva dal mondo fenomenico degli oggetti dei sensi e lo lega con l'infinita Beatitudine (ananta Ananda), la Pace suprema (parama Shanti), la Gioia continua e una Potenza che sono attributi inerenti dell'Assoluto. Lo yoga dà mukti attraverso l'asamprajnata samadhi, distruggendo tutti i sankalpa di tutte le precedenti funzioni mentali.
Il samadhi non è possibile senza ridestare Kundalini. Quando lo yogi ottiene lo stato più elevato tutti i suoi karma vengono bruciati, e consegue la liberazione dalla ruota del samsara.

leggi alcuni brani del libro di Swami Sivananda:

L'ALIMENTAZIONE YOGICA

I CHAKRA

LE NADI

IL RISVEGLIO DI KUNDALINI

LEGGI IL LIBRO (testo italiano integrale)

mercoledì 9 maggio 2012

Yoga Kundalini Upanisad (testo italiano)

Chitta e il controllo del Prana
1. Chitta è la mente subcosciente. È la sostanza mentale. È deposito della memoria. I samskara o impressioni delle azioni sono quivi impressi. Esso è uno dei quattro strumenti interni costituenti l'antahkarana, e cioè: mente, intelletto, chitta e ahamkara o ego.
2. La mente è formata dal vento; e cosi si muove rapidamente come il vento. L'intelletto è formato dal fuoco. Il chitta è formato dall'acqua e l'ego dalla terra.
3. Il chitta ha due cause che lo fanno esistere, e cioè i vasana o desideri sottili e la vibrazione del prana.
4. Se una di queste è controllata, il risultato è che si controllano entrambe.

Mitaharo, Asana e Shakti-Chalana
5. Di questi due, prana e vasana, lo studente di yoga deve controllare il prana, con la moderazione nel cibo (mitahara), con gli asana o posizioni yogiche e, terzo, mediante shakti chalana.
6. O Gautama! Spiegherò la natura di queste tre discipline. Ascolta con retta attenzione.
7. Lo yogi deve prendere cibo dolce e nutriente. Egli deve riempire di cibo metà stomaco; deve bere acqua per un quarto dello stomaco, e lasciare il rimanente quarto vuoto per propiziare il Signore Shiva, il Signore degli yogi. Questa è la moderazione nella dieta.

Padma e Vajra Asana
8. Porre il piede destro sulla coscia sinistra e il piede sinistro sulla coscia destra è padmasana. Questa posizione distrugge tutti i peccati.
9. Porre un tallone sotto il muladhara e l'altro su di esso, e sedere con il tronco, il collo e la testa in linea retta è la posizione adamantina o vajrasana. Mulakanda è la radice del kanda, L'organo genitale.

Risveglio di Kundalini
10. Un saggio yogi deve portare la Kundalini dal muladhara al sahasrara o loto dai mille petali in cima alla testa. Questo processo si chiama shakti-chalana.
11. La Kundalini deve passare attraverso lo svadhishthana chakra, il manipura chakra nell'ombelico, l'anahata chakra nel cuore, il vishuddha chakra nella gola e l'ajna chakra tra le sopracciglia o trikuti.
12. Due cose sono necessarie per la pratica di shakti-chalana. Una è Saraswati chalana e l'altra il controllo del prana o respiro.

Saraswati Chalana
13. Saraswati chalana è stimolare la Saraswati nadi. La Saraswati nadi è situata nella parte occidentale dell'ombelico, tra le quattordici nadi. Saraswati è chiamata arundhati. Letteralmente significa: ciò che aiuta a compiere buone azioni.
14. Attraverso la pratica del Saraswati chalana e il controllo del prana, la Kundalini che è avvolta a spirale
diviene dritta.
15. La Kundalini è risvegliata solo stimolando la Saraswati.
16. Quando il prana o respiro passa attraverso la propria ida o narice sinistra, uno deve sedere fermamente in padmasana e allungare internamente di 4 misure l'akasa di 12 misure. Nell'esalazione il prana esce per 16 misure e nell'inalazione entra solo per 12 misure, perdendo così 4 misure. Ma se viene inalato per sedici misure, allora la Kundalini viene destata.
17. Il saggio yogi deve prendere la Saraswati nadi per mezzo di questo respiro allungato e, tenendo fermamente assieme entrambe le costole vicine all'ombelico, con gli indici e i pollici delle mani, una mano per lato, deve scuotere Kundalini con tutta la sua forza, da destra a sinistra, continuamente. Questa stimolazione si può estendere per un periodo di 48 minuti.
18. Quindi egli deve fermarsi un po', quando Kundalini trova l'entrata della sushumna. Questo è il mezzo con cui la Kundalini entra per la bocca della sushumna.
19. Assieme a Kundalini, anche il prana entra da se nella sushumna.
20. Lo studente deve inoltre espandere l'ombelico, comprimendo il collo. Dopo di ciò, scuotendo Saraswati, il prana è mandato fin sopra il torace. Con la contrazione del collo, il prana va al di là del torace.
21. Saraswati ha il suono nel suo grembo. Essa dev'essere messa in vibrazione o scossa ogni giorno.
22. Semplicemente scuotendo Saraswati si è curati d'idropisia (jalodara), gulma (una malattia dello stomaco), pliha (una malattia della milza) e da tutte le altre malattie che nascono dentro la pancia.

Tipi di Pranayama
23. Adesso ti descriverò in breve il pranayama. Il prana è il vayu che scorre nel corpo. Il controllo del prana all'interno è conosciuto come kumbhaka.
24. Il kumbhaka è di due tipi, cioè sahita e kevala.
25. Finché non ottiene il kevala, lo studente deve praticare il sahita.
26. Ci sono quattro divisioni o bheda. Queste divisioni sono: surya, ujjayi, sitali e bhastrika. Il sahita kumbhaka è il kumbhaka pertinente a questi quattro.

Suryabheda Kumbhaka
27. Scegli un posto puro, bello e libero da ciottoli, spine, ecc. Dev'essere della lunghezza di un arco, libero da freddo, fuoco e acqua. In questo luogo, prendi un puro e piacevole posto che non sia né troppo alto né troppo basso, e là siedi in padmasana. Ora, scuoti o metti in vibrazione Saraswati. Inala lentamente il respiro con la narice destra, fin quando ti è confortevole; poi esala con la narice sinistra. Esala dopo aver purificato la testa, forzando il respiro all'insù. Ciò distrugge i quattro tipi di mali causati dal vayu, e distrugge anche i vermi intestinali. Questo dev'essere ripetuto spesso: è chiamato suryabheda.

Ujjayi Kumbhaka
28. Chiudi la bocca. Aspira lentamente il respiro da entrambe le narici. Trattienilo nello spazio tra il cuore e il collo. Quindi esala dalla narice sinistra.
29. Ciò rimuove sia il calore causato nella testa, sia il muco nella gola. Elimina tutte le malattie. Purifica il corpo e aumenta il fuoco gastrico. Rimuove tutti i mali che sorgono nelle nadi, l'idropisia, cioè l'acqua nella pancia, e il dhatus. Il nome di questo kumbhaka è ujjayi. Può essere praticato anche in piedi o camminando.

Sitali e Bhastrika Kumbhaka
30. Aspira il respiro attraverso la lingua, con il suono sibilante ' sa '. Trattienilo come prima. Quindi esala lentamente da entrambe le narici. Questo è chiamato sitali kumbhaka.
31. Il sitali kumbhaka rinfresca il corpo; distrugge la dispepsia cronica, pliha (una malattia della milza), tubercolosi, bile, febbre, sete e veleno.
32. Siedi in padmasana con pancia e collo eretti. Chiudi la bocca ed esala dalle narici. Quindi inala un po' fino al collo, cosicché il respiro, facendo rumore, colmi lo spazio tra il collo e la testa. Quindi esala e inala in continuazione allo stesso modo. Come i mantici del fabbro, che si muovono pieni d'aria e poi la fanno uscire, così devi muovere l'aria dentro il corpo. Quando sei stanco, inala dalla narice destra. Se il ventre è pieno di vayu, stringi bene le narici con tutte le tue dita, eccetto l'indice. Fai kumbhaka ed esala dalla narice sinistra.
33. Questo pranayama rimuove l'infiammazione della gola, e aumenta il digestivo fuoco gastrico interno. Mette in grado di conoscere Kundalini. Produce purezza, rimuove i peccati, dà piacere e felicità e distrugge il muco, che è la spranga o ostacolo della porta all'ingresso della brahmanadi o sushumna.
34. Inoltre esso perfora i tre granthi o nodi contraddistinti mediante i tre modi o guna della Natura. I tre granthi o nodi sono il Vishnu granthi, il Brahma granthi e il Rudra granthi. Questo kumbhaka è chiamato bhastrika. Esso dev'essere praticato specialmente dagli studenti d'hatha yoga.

I Tre Bandha
35. Lo studente deve ora praticare i tre bandha, che sono: mula bandha, uddiyana bandha e jalandhara bandha.
36. Mula banda: l'apana (respiro), che ha la tendenza verso il basso, è forzato all'insù dai muscoli anali dello sfintere. Il nome di questo processo è mula bandha.
37. Quando l'apana è innalzato e raggiunge la sfera di agni (fuoco), allora la fiamma di agni si allunga, essendo alimentata dal vayu.
38. Allora, in uno stato surriscaldato, agni e apana si mischiano con il prana. Quest'agni è molto violento; per suo tramite sorge nel corpo il fuoco che sveglia, col suo calore, la Kundalini addormentata.
39 Quindi Kundalini fa un suono sibilante. Diviene eretta come un serpente percosso da un bastone ed entra nel buco della brahmanadi o sushumna. Perciò gli yogi devono praticare ogni giorno e spesso mulabandha. 40.Uddiyana bandha: uddiyana bandha dev'essere praticato alla fine del kumbhaka e all'inizio dell'espirazione. Poiché prana uddiyate, ovvero il prana ascende la sushumna con questo bandha, gli yogi lo chiamano uddiyana.
41. Siedi in vajrasana. Tieni fermamente le punte dei piedi con le mani. Quindi fai pressione sul kanda e in prossimità delle caviglie. Dopo, porta gradualmente verso l'alto tana - la nadi che si trova nel lato occidentale dapprima nella parte superiore dell'addome sopra l'ombelico, quindi nel cuore e poi nel collo. Quando il prana raggiunge sandhi ovvero la giuntura dell'ombelico, esso rimuove lentamente le impurità e le malattie dell'ombelico. Per questo motivo dev'essere praticato frequentemente
42. Jalandhara bandha: dev'essere praticato alla fine del puraka (dopo l'inalazione). È fatto dalla contrazione del collo ed è un impedimento al passaggio del vayu (all'insù).
43. Il prana va lungo la brahmanadi sulla tana occidentale nel mezzo, quando il collo viene improvvisamente contratto curvandolo all'ingiù, cosicché il mento possa toccare il torace. Assumendo la posizione menzionata prima, lo yogi deve scuotere Saraswati e controllare il prana.
44. Il primo giorno, il kumbhaka dev'essere praticato quattro volte.
45. Dev'essere fatto dieci volte il secondo giorno, e quindi separatamente altre cinque volte. 46. Il terzo giorno, venti volte sarà sufficiente. Dopo, il kumbhaka dev'essere praticato con i tre bandha e con un aumento di cinque volte al giorno.

Ostacoli alla Pratica dello Yoga e Come Superarli
47. Sette sono le cause di malattie nel corpo. Dormire durante il giorno è la prima, lunghe veglie notturne è la seconda, eccesso dl rapporti sessuali la terza, muoversi in mezzo alle folle la quarta La quinta causa è il risultato del cibo malsano la sesta è l'arresto dell'eliminazione di urina e feci; la settima è la laboriosa operazione mentale con il prana.
48. Quando è attaccato da queste malattie, lo yogi che ne ha paura dice: ' Le mie malattie sono nate dalle pratiche yoga ' Allora interromperà la pratica. Questo è il primo ostacolo allo yoga.
49. Il secondo ostacolo allo yoga è il dubbio riguardo l'efficacia della pratica yoga.
50. Terzo ostacolo è la trascuratezza o lo stato di confusione.
51. Il quarto è l'indifferenza o pigrizia.
52. Il sonno costituisce il quinto ostacolo alla pratica yoga.
53. Il sesto è il non lasciare gli oggetti dei sensi; il settimo è la percezione erronea o illusione.
54. L'ottavo è l'intento o la partecipazione sensuale negli affari del mondo. Il nono è la mancanza di fede. Il decimo è l'incapacità di comprendere le verità dello yoga.

Il Risveglio di Kundalini
55. L'intelligente praticante di yoga deve, per mezzo di profonda analisi e grande deliberazione, evitare questi dieci ostacoli.
56. La pratica del pranayama dev'essere compiuta quotidianamente, con la mente fermamente fissata sulla Verità. Allora la mente si riposa nella sushumna. Perciò il prana non si muove.
57. Quando le impurità della mente sono rimosse e il prana viene assorbito nella sushumna, uno diviene un vero yogi.
58. Quando l'impurità accumulata che ostruisce la sushumna nadi è completamente rimossa e si effettua l passaggio dell'aria vitale attraverso la sushumna facendo il kevala kumbhaka, lo yogi spinge violentemente l'apana (dal corso discendente) a sollevarsi insù per mezzo della contrazione dell'ano (mula bandha).
59. Così sollevato, l'apana si mischia con agni; e quindi ascendono velocemente alla sede del prana. Allora, prana e apana uniti l'uno all'altro vanno da Kundalini, che è addormentata avvolta a spirale.
60. Scaldata da agni e stimolata dal vayu, Kundalini allunga il suo corpo all'interno della bocca della sushumna.

Kundalini Raggiunge il Sahasrara Passando Attraverso i Tre Nodi
61. La Kundalini passa attraverso il Brahmagranthi formato di rajas, e guizza subito come il lampo nella bocca della sushumna.
62. Dopo, Kundalini ascende subito al cuore per il Vishnugranthi. Quindi, ascende per il Rudragranthi e al di sopra di esso, nel mezzo delle sopracciglia.
63. Avendo perforato questo posto, la Kundalini ascende alla sfera (mandala) della luna; e asciuga l'umidità prodotta dalla luna nell'anahata chakra, che ha dodici petali.
64. Quando il sangue è agitato, per la velocità del prana, a contatto con il Sole diviene bile. Quindi va nella sfera della luna; quivi assume la natura di puro muco.
65. Quando va lì, com'è che il sangue, che è molto freddo, diviene caldo?
66. Perché nel frattempo la forma bianco intenso della luna è rapidamente scaldata. L'agitata Kundalini si muove all'insù e la pioggia di nettare scende più abbondantemente.
67. Come risultato per avere inghiottito questo nettare, il chitta dello yogi si allontana da tutti i piaceri sensuali. Lo yogi è assorto solamente nell'Atman, condividendo l'offerta sacrificale chiamata nettare. Egli prende posto nel suo Sé.
68. Egli gode questo stato superiore. Diventa devoto all'Atman e ottiene la pace.

Dissoluzione del prana
69. Allora la Kundalini va nel sahasrara, e abbandona le otto forme di Prakriti: terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelletto e egoismo.
70. Dopo avere stretto l'occhio, la mente, il prana e gli altri nel suo abbraccio, kundalini va da Shiva e, abbracciando anche Lui, si dissolve nel sahasrara.
71. Così il rajas-sukla, o il fluido seminale che ascende, va da Shiva assieme al marut o vayu. Prana e apana, che vengono sempre prodotti, diventano uguali.
72. I prana scorrono in tutte le cose, piccole e grandi, descrivibili o indescrivibili, come il fuoco nell'oro. Anche il respiro si dissolve.
73. Nati assieme dalla stessa qualità, anche prana e apana si dissolvono in presenza di Shiva, nel sahasrara. Avendo raggiunto una condizione d'equilibrio, essi non vanno più su o giù.
74. Allora lo yogi prospera con il prana diffuso esternamente nella forma degli elementi assottigliati o nel mero ricordo di essi, la mente essendo stata ridotta sotto forma di vaghe impressioni e la parola rimanendo solo sotto forma di reminiscenza.
75. Quindi tutte le arie vitali si diffondono completamente nel suo corpo, come l'oro in un crogiolo posto sul fuoco.

Sperimentare ogni cosa come coscienza durante il samadhi
76. Il corpo dello yogi ottiene lo stato molto sottile del puro Brahman. Facendo in modo che il corpo composto dagli elementi sia assorbito in uno stato sottile nella forma del Paramatman o Divinità suprema, il corpo dello yogi abbandona il suo impuro stato corporale.
77. Quella soltanto è la Verità che sta alla base di tutte le cose, che è realizzata dallo stato d'insensibilità ed è priva d'impurità.
78. Quello soltanto che ha la natura dell'Assoluta Coscienza, che in tutti gli esseri ha il carattere dell'attributo ' io', il Brahman, solo la forma più sottile di Questo è la Verità che sta alla base di tutte le cose.
79. La liberazione dall'idea che Brahman è qualificato, dall'illusione circa l'esistenza o l'inesistenza di qualcosa separata da Brahman (che dev'essere annullata), e altre esperienze simili, in queste lo yogi deve riconoscere il Brahman. Nello stesso tempo in cui attinge questa conoscenza della forma dell'Atman, egli ottiene la liberazione.
80. Quando non è così, sorgono solo ogni tipo di idee assurde e impossibili. Prodotte dall'illusione, prendono vita la corda-serpente e altre assurdità del genere. Nascono assurdità, come l'idea che uomini e donne hanno dell'argento nella conchiglia dell'ostrica perlifera.
81. Lo yogi deve realizzare l'unità del Visvatman e degli altri, fino al turiya. Egli deve realizzare l'unità del microcosmo con il Virat Atman e gli altri, fino al turiya, del macrocosmo, e anche del Lingam con il Sutratman, del Sé con lo stato non- manifesto dell'Atman manifestato nel proprio Sé con l'Atman della Coscienza.

Samadhi Yoga
82. La Kundalini Shakti è come un filo nel loto. È risplendente. Con la sua bocca addenta l'estremità superiore del suo corpo, al la radice del loto, il mulakanda o muladhara.
83. È in contatto con il buco della brahmanadi, nella sushumna, afferrandosi la coda con la bocca.
84. Seduta in padmasana, se una persona che si è abituata alla contrazione dell'ano (mula bandha) fa andare il vayu all'insù, con la mente intenta nel kumbhaka, l'agni perviene al fiammeggiante svadhishthana a causa del soffiare del vayu.
85. Col soffiare di vayu e agni, Kundalini passa attraverso il Brahmagranthi; e quindi attraverso il Vishnugranthi.
86. Dopo, Kundalini trapassa il Rudragranthi; e quindi perfora tutti i sei loti o plessi. Allora la Kundalini Shakti è felice con Shiva nel sahasradala kamala, il loto dai mille petali. Questo deve essere riconosciuto come l'avastha o stato più alto.
Questo soltanto è elargitore della beatitudine finale.

sabato 26 novembre 2011

Khechari Mudra, mudra del silenzio e della vittoria sui sensi




“L'eccellente saggio, seduto in vajrâsana, privo di ogni contrarietà, fissando fermamente lo sguardo tra le sopracciglia, sistemi con cura la lingua rovesciata all’indietro nella cavità che sta sotto l'epiglottide, dove vi è il nettare. Ho descritto questa mudrâ, chiamata khecarî, per esaudire i desideri dei miei devoti. Questa mudrâ, madre dei successi, mi è più cara della vita; grazie alla sua pratica eseguita incessantemente lo yogin, ogni giorno, beve il nettare per mezzo del quale può ottenere la vigrahasiddhi e, come un leone, domina l'elefante della morte. Sia egli puro o impuro, in qualunque stato si trovi, se la khecarîmudrâ è compiuta correttamente, diventa puro, non c'è dubbio”. dalla Shiva Samhita

“Quando si gira la lingua e la si introduce nella cavità interna del cranio, dietro il palato,
e si fissa lo sguardo nello spazio fra le sopracciglia ecco la khecarîmudrâ. Rientrando la lingua verso il palato posteriore la si deve applicare contro le tre vie”. dall’Hatha Yoga Pradipika


Per eseguire khecarimudrâ si spinge la lingua verso la gola, rivoltandola su se stessa e fissando lo sguardo tra le sopracciglia; lo scopo di khecarîmudrâ consiste nell’impedire che il fluido vitale, paragonato al nettare che trasuda dalla luna, posta nel chakra del capo, sgoccioli verso i centri inferiori.

lunedì 21 novembre 2011

Mahamudra: il grande sigillo









“Tenendo con le due mani il piede destro teso in avanti, chiuse le nove porte del corpo, appoggiato il mento sul petto, concentrando le vibrazioni della mente, lo yogin pratichi il vâyusâdhana. Questa è la mahâmudrâ, tenuta segreta in tutti i Tantra; dopo averla praticata sul lato sinistro, di nuovo la ripeta sul lato destro lo yogin dalla mente ferma, eseguendo il prânâyâma. In questo modo anche lo yogin sfortunato ottiene lo stimolo di tutte le nâdi, la morte del bindu, la vita del rajas, la distruzione dei peccati, la fine di tutte le malattie, l'aumento del succo gastrico, lo splendore puro della bellezza, la distruzione della vecchiaia e della morte, il frutto della prosperità desiderata, la felicità, l'annientamento dei sensi. Lo yogin, immerso nello Yoga, può ottenere tutti i vantaggi elencati sopra, servendosi di tale pratica; di certo non deve esitare a intraprenderla”.
dalla Siva Samhita.


Il modo per realizzare mahâmudrâ è il seguente: afferrare l'alluce del piede destro e piegarsi in avanti finché la fronte poggia sul ginocchio destro. In questa posizione si inspira e si trattiene il fiato; durante la fase di ritenzione si applicano uddiyana e mula banda; poi, con gli occhi chiusi e la mente assorta, ci si concentra sullo spazio tra le sopracciglia.

mercoledì 3 agosto 2011

Dhyana Mudra: Mudra della meditazione










Dhyana Mudra è intimamente connesso all'idea del samadhi, il completo riassorbimento del pensiero nell'oggetto di concentrazione.
La mano destra, che rappresenta l'illuminazione, sovrasta la sinistra, che rappresenta le illusioni, dunque il mudra simboleggia il primato dell'illuminazione sul mondo delle apparenze.
Dhyana Mudra è il Mudra della meditazione, dell' illuminazione spirituale, e può essere effettuato con una o due mani; se compiuto con una mano sola sarà la sinistra, posta aperta in grembo col palmo esteso verso l'alto e che rappresenta il principio femminile della saggezza.  Perché la mano destra, che compie la gran parte dei movimenti, genera energia a dominanza maschile; la sinistra, più docile e ubbidiente, genera invece energia a dominanza femminile. Spesso questa sorregge un testo o una ciotola per l'elemosina, mentre se compiuto con le due mani questo mudra vedrà la destra riposare sulla sinistra, sempre con i palmi estesi verso l'alto.

martedì 26 luglio 2011

Abhaya mudra: mudra della rassicurazione














Abhaya mudra rappresenta rassicurazione e sicurezza, la mano aperta simboleggia l'allontanamento e il distacco dalla paura.

Il mudra si realizza con la mano destra o con entrambe le mani, posizionando la mano aperta in verticale davanti a sé, con le dita unite, levata in segno di protezione. Il pollice è adiacente alle altre dita. L'avambraccio è piegato ad angolo retto.

Nel mantra Om Namah Shivaya, la sillaba YA rappresenta il potere della protezione (Sthiti), indicato dalla mano anteriore destra nell'atto di assumere Abhaya mudra, il mudra che allontana la paura.

giovedì 14 luglio 2011

Chinmudra, mudra della coscienza e Jnanamudra, mudra della conoscenza











Il dorso delle mani è appoggiato alla parte superiore delle ginocchia con abbandono. Così formiamo un triangolo con le braccia, che ha come vertice la testa.

Un senso di calma profonda, se rimaniamo in silenzio in questa posizione, ci pervade e ci colma, preparandoci alla meditazione o al prânâyâma.

Chin mudra ci aiuta a scendere nel nostro profondo. Pollice e indice sono uniti: l'unghia dell'indice sarà a metà del pollice, così da formare un cerchio, simbolo di unità; le altre dita sono invece tese, il palmo è rivolto verso l'alto. Il pollice rappresenta il sé profondo e l'indice il nostro ego. Quando l'ego scompare e si fonde nel sé, l'essere è realizzato.

Il mudra, con il cerchio realizzato tra pollici ed indici, rappresenta l'unione con la natura, l'unione del sè individuale con lo spirito universale.

La stesso mudra con il palmo rivolto verso il basso è Jnana mudra, mudra della conoscenza, la cui pratica regolare aiuta a stimolare la memoria, la concentrazione ed il processo di apprendimento.

giovedì 30 giugno 2011

Anjali mudra: l'offerta del saluto














Gesto di adorazione e di saluto rispettoso con le due mani giunte davanti al petto.
Praticare l’Anjali Mudra induce un meditativo stato di consapevolezza. Si usa questo mudra nelle posizioni meditative o nella posizione Tadasana, prima di iniziare la sequenza di saluto al Sole, contemplando il “sole” o la luce della consapevolezza che secondo gli yogi risiede nel cuore.

lunedì 24 gennaio 2011

Shiva samhita: lo yoga spiegato da Shiva (testo italiano)














La Shiva-samhitâ, propriamente "collezione di Shiva", è suddivisa in cinque patala (sezioni, capitoli) per un totale di 540 strofe. Shiva espone la sua dottrina a Pârvatî, che interviene raramente, ponendo qualche domanda.
Il primo capitolo è di carattere introduttivo: si afferma che solo il jnâna esiste, il resto è pura illusione. Si ritorna sull'inconsistenza del mondo, che appare reale solo ai nostri sensi, mentre l'unica realtà è il Brahman, sat (essere), cit (coscienza), ânanda (beatitudine). Una serie di similitudini chiariscono la natura della realtà fenomenica, frutto di mâyâ e di avidyâ.
Il secondo capitolo raffigura il corpo come microcosmo, descrive le nâdî e i chakra. Quando lo yogi arriva a comprendere l'identità del Sé con lo Spirito universale, il Brahman, allora i tattva, cioè le categorie attraverso cui si manifesta il mondo, si dissolvono e appare l'unica realtà, la pura soggettività, Shiva.
Con il terzo capitolo inizia l'esposizione delle tecniche hathayoghiche; dopo un accenno ai soffi o respiri (vâyu), che circolano attraverso il corpo umano portando energia, viene ribadita la necessità dell'insegnamento impartito da un maestro, al quale il discepolo deve rispetto e obbedienza; quindi si elencano le condizioni che rendono possibile la riuscita dello Yoga, si parla del prânâyâma; passando poi a illustrare le âsana, se ne enumerano ottantaquattro, ma se ne descrivono quattro: siddhâsana, padmâsana, ugrâsana, svastikâsana.
Il quarto capitolo è dedicato alle mudrâ, ossia tecniche atte al risveglio della Kundalinî. Esposte le caratteristiche della yonimudrâ, ne vengono elencate e descritte altre dieci: mahâmudrâ, mahâbandha, mahâvedha, khecarî, jâlandhara, mûlabandha, viparîtakrti, uddîyâna, vajronî, shaktichâlana.
Nel quinto capitolo il discorso si rivolge agli ostacoli che il praticante incontra sulla via dello Yoga - ostacoli costituiti sia dall'attaccamento ai beni materiali, sia dal ritualismo, sia dalla conoscenza stessa - poi ai quattro tipi di Yoga, all'invocazione dell'ombra, all'ascolto del suono interiore, alla dhâranâ, ai chakra, al râja-yoga e al mantra.

leggi la Shiva-samhitâ (testo italiano integrale)