I nostri pensieri divengono il nostro mondo. Noi diventiamo ciò che pensiamo. Questo è l'eterno mistero. (Maitri Upanisad)

sabato 12 febbraio 2011

Yoga Sutra di Patanjali (testo italiano)




L'opera di Patanjali si compone in 196 sutra (versi), divisi in quattro sezioni:

    Samadhi Pada (51 sutra): analizza le otto membra dello Yoga: Yama (astinenze), Niyama (osservanze), Asana (posizioni), Pranayama (controllo della respirazione), Pratyahara (ritrazione dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione), fino al raggiungimento del Samadhi, lo stato in cui vi è completa assenza di qualsiasi modificazione mentale, l'unione con il Sé universale.

    Sadhana Pada (55 sutra): illustra la teoria dei klesa e le prime cinque tecniche Yoga (bahiranga, ovvero esteriori).

    Vibhuti Pada (56 sutra): illustra le tre rimanenti tecniche (antaranga, ovvero interiori).

    Kaivalya Pada (34 sutra): espone i problemi filosofici essenziali dela conoscenza e della pratica yogica.

La parola sutra significa anche legame o sequenza, ed indica come l'opera sia un susseguirsi ininterrotto di idee, come i grani di una mala. Questa scrittura è detta anche Yoga Darshana, che significa "il processo di vedere attraverso lo Yoga", ma si tratta di una vista che va oltre l'uso dei sensi, è un vedere l'invisibile, oltre la comune percezione.

Swami Satyananda Saraswati narra un aneddoto significativo, per spiegare come porsi di fronte ad una tale opera:

Un giorno due pandit (eruditi) entrarono in un ashram per partecipare ad un satsang e, essendo stati i primi a giungere, presero posto direttamente dinanzi al guru. Inizialmente il satsang riguardò gli asana, il pranayama e altre pratiche di Yoga, ma dopo un certo tempo i due pandit si rivolsero al guru affermando di essere venuti da molto lontano per discutere di argomenti più importanti, in particolare delle implicazioni filosofiche del samadhi secondo Patanjali. Uno dei due pandit sosteneva la totale uguaglianza tra il nirbija-samadhi e il asamprajnata-samadhi, mentre l'altro ne proclamava con convinzione la diversità. In breve tempo il dibattito si fece molto acceso e il tono dei due si alzò pericolosamente, mentre il guru, non avendo la possibilità di intervenire, sedeva in silenzio.
Mentre la discussione si protraeva una grossa mucca, caracollando attraverso il prato, si portò proprio dietro ai due uomini e si accovacciò placidamente, come se volesse prendere parte anch'essa al diverbio, e mentre tutti gli altri si mostrarono molto sorpresi dinanzi a questo spettacolo, i pandit, presi com'erano dalle proprie argomentazioni, non se ne avvidero nemmeno. La mucca dal canto suo sembrava vivamente interessata alle parole degli uomini, che pareva ascoltare con grande attenzione, finché improvvisamente si decise e muggì con veemenza la sua approvazione. I due litiganti balzarono in piedi spaventatissimi, a corto di parole per la prima volta dall'inizio del giorno e, tra il divertimento generale, videro la mucca che lentamente si alzava e si allontanava, probabilmente in cerca di un altro satsang da qualche altra parte.

Quella saggia mucca mostrò a tutti che gli Yogasutra di Patanjali non furono concepiti e scritti per essere dibattuti intellettualmente, bensì per spiegare il processo e mostrare alcune tecniche per elevare la propria consapevolezza, esplorare le potenzialità della propria mente fino ad arrivare a trascenderla.

Yoga Sutra (testo italiano integrale)

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