I nostri pensieri divengono il nostro mondo. Noi diventiamo ciò che pensiamo. Questo è l'eterno mistero. (Maitri Upanisad)

lunedì 28 marzo 2011

Shiva Mahamrityunjaya mantra - il mantra dell'immortalità























OM TRAYAM BAKAM YAJAMAHE
SUGANDHIM PUSHTI VARDHANAM
URVARU KHAMIVA BANDHANAM
MRITYOR MUKSHIYA MAAMRITAT

Invochiamo il triocchiuto, con le tue essenze odorose nutri tutti gli esseri. Come il cetriolo si stacca dalla pianta cui era legato, liberaci dalla morte e donaci il nettare dell’immortalità.


domenica 20 marzo 2011

il Brahman (estratti dalle Upanisad - testo italiano)















Infinito e non manifesto è questo Sé. Jabalopanisad II 1

Uno, senza secondo, reale, privo di nome e forma, questo io sono: mercè questa riflessione che ha per oggetto l'identità io divengo il Brahman.
Sukarahasyopanisad III 5°

In antico non c'era affatto tutto questo mondo: non c'era il cielo e lo spazio intermedio, e neppure la terra c'era. Solo il Brahman, isolato, senza inizio e senza fine, privo di un aspetto minuto o grossolano, privo affatto d'ogni aspetto, impercepibile, sostanziato di conoscenza esisteva come pura beatitudine.
Avyaktopanisad 1

Riflesso nell'illusione cosmica che sotto forma di purissima lieve luminosità fa da sostrato all'universo, il Brahman e non è soggetto a nascita. (...) Ed invero l'illusione cosmica non rappresenta altro che un'erronea costruzione mentale sovrapposta alla signoria dell'Onnisciente. Facoltà di soggiogare gli altri, unicità ed onniscienza gli appartengono. E’ il Signore dei mondi, grazie alla sua matura sostanziata di luminosità, alla sua perfezione e al suo essere testimone d'ogni evento. E’ in grado di manifestare il mondo, di non manifestarlo o di manifestarlo altrimenti da com'esso si presenta.
Sarasvatirahasyopanisad 14a, 15-16

Il Brahman non è soggetto ai tre tempi, passato, presente e futuro; e anzi non è soggetto a alcun'altra possibile dimensione temporale. Il Brahman si presenta sia in possesso di attributi sia senza di essi. Privo di sostanza propria, intimamente vacuo è il Brahman al principio, nel mezzo e alla fine. Quest'intero universo invero è il Brahman. Il Brahman sta al di là dell'illusione cosmica, al di là delle qualità costituenti il principio oggettuale. Infinito, inconoscibile, intatto, perfetto è il Brahman. Senza secondo, somma beatitudine, puro, illuminato, sciolto, vero e reale, onnipervadente, indifferenziato, indiviso è il Brahman. Il Brahman è essere, coscienza e beatitudine, luce di per sé splendente. Il Brahman non è pascolo per la mente o la parola. Integro, il Brahman non dà luogo ai metodi logici di retta conoscenza. Incommensurabile, il Brahman si lascia conoscere solo mercè i principi che costituiscono il fine ultimo della scienza sacra. Il Brahman è privo di distinzioni quanto a luogo, a tempo e sostanza. Interamente perfetto è il Brahman. Pari al quarto stato di coscienza, esente da mutamenti, unico è il Brahman. Non soggetto alla dualità, inesprimibile a parole è il Brahman.
Tripadvibhutimahanarayanopanisad I 54-69

Chi ha gli occhi della mente riesce a scorgere tutti gli esseri, dal divino Brahman giù giù fino alle creature immobili. Gli iniziati invero contemplano quell'uno, che irradia luce tutt'intorno e pervade ogni cosa.
Mantrikopanisad 16

Vero e reale, il supremo Brahman è l'unico rimedio a questo universo di trasmigrazione. Senza macchia al di là d'ogni immaginazione, perenne, è privo d'un inizio, d'un mezzo o d'una fine.
Annapurnopanisad V 72

Il supremo Brahman rifulge immacolato, privo di parti: è di buon auspicio, imperituro, non conosce il dolore.
Parabrahmopanisad 8

Sostegno dell'intero universo, libero dalle coppie di opposti, il supremo Brahman è eterno. Si manifesta come essere, coscienza e beatitudine, e parola e pensiero non riescono a comprenderlo.
Rudrahrdayopanisad 26


Il Brahman è il fondamento del dispiegarsi dell'universo, che però non esiste realmente (...) Il sole che illumina un vaso non viene meno in seguito alla distruzione di quel vaso: lo stesso accade alla coscienza - testimone che illumina il corpo, e non vien meno in seguito alla distruzione del corpo (...) Al modo in cui un gufo abbacinato scorge solo tenebra nel sole, così chi è obnubilato dall'ignoranza non percepisce che tenebra nella suprema beatitudine, che di per sé è splendente, del Brahman. Se le nubi gli velano la vista lo sciocco pensa che il sole non ci sia: proprio così chi è ottenebrato dall'ignoranza e costretto nel corpo pensa che il Brahman non esista (...) Ma proprio come la luce di una lampada, per quanto piccola, riesce a disperdere una tenebra sconfinata, così un barlume di conoscenza, per piccolo che sia, riesce a sconfiggere la più fitta e densa ignoranza. 
Atmabodhopanisad II 12, 18, 25 - 26, 28



Il supremo sé va venerato secondo i precetti degli imperituri ed inalterabili dettami della scienza sacra rivelata. (...) Simile ad un seme di baniano, ad un chicco di miglio, esso è grande quanto la centomillesima parte della punta di un capello. Inafferrabile, è per di più impercettibile. Non è soggetto a nascita e nemmeno a morte; né brucia né si bagna né si dissecca, non può essere scosso né trafitto, e neppure tagliato o spezzato: è il testimone impassibile privo d'ogni qualità. Puro, indivisibile, sciolto da ogni legame, sottile, privo di parti, immacolato, esente da orgoglio, impenetrabile dai cinque sensi: suono, tatto, sapore, vista ed odore, libero da dubbi, senza vane speranze, esso pervade ogni cosa. Non lo si può concepire ed ancora meno descrivere. Purifica ciò che è di per sé impuro ed inquinato. Sciolto com'è dai lacci dell'azione, non v'è per lui alcuna possibilità d'essere soggetto al ciclo delle rinascite. 
Atmopanisad 1 d-i

Chi, concentrando la mente in un sol punto, mediti assiduamente su di me, Hari l'imperituro, e parimenti rifletta sul proprio Sé nel loto del cuore, costui senza dubbio si libera. La mia forma è il Brahman scevro di dualità, privo di un inizio, di un mezzo o di una fine. Chi con devozione partecipa della mia luce splendente, che è essere, coscienza e beatitudine, quegli conosce l'imperituro.
Vasudevopanisad 25 – 28

Colui che percepisce del pari la coscienza e gli oggetti che ne sono privi, quegli è l'incrollabile, sostanziato di conoscenza. Questi invero è il Gran Signore, il sommo Hari. Questi invero è lo splendore di tutte le luci, è il supremo Signore. Questi invero è l'eccelso Brahman, e questo Brahman sono io stesso, senz'alcun dubbio.
Il vivente è Siva, Siva è il vivente, e dunque codesto individuo vivente è sciolto dai legami, è Siva. Il chicco di riso grezzo costretto dalla pula diviene, quando se ne libera, riso brillato. Del pari l'individuo vivente è costretto, ma quando sia distrutto il fardello delle sue azioni egli diviene pari a Siva l'imperituro. Il vivente è avviluppato dai suoi lacci, ma quando se ne libera diviene pari a Siva l'imperituro. Il vivente è avviluppato dai suoi lacci, ma quando se ne libera diviene pari a Siva l'imperituro. Omaggio a Siva che appare come Visnu, e a Visnu che appare come Siva. L'intima realtà di Siva è Visnu, l'intima realtà di Visnu è Siva. Come Visnu è sostanziato di Siva, così Siva lo è di Visnu. Giacché non scorgo differenza tra i due, possa io ottenere prosperità in vita.
Skandopanisad 4 – 9

L'insegnamento segreto riporta alcune stanze che riguardano ciascuna il significato di un grande detto. Ciò in grazia del quale si vede, si ode, si afferrano gli odori e si articola verbo, quel che discerne il dolce dall'amore, è noto con il nome di coscienza. La possiedono gli dei dai quattro volti, Indra, gli uomini, i cavalli, i bovini e simili. Una è la coscienza, a partire dal Brahman: il Brahman è una massa di consapevolezza, presente anche in me. Compiuto, il supremo Sé risiede in questo stesso corpo, che è abilitato a fruire della conoscenza. Rinsaldatosi grazie al ruolo di testimone degli eventi svolto dall'intelletto, rifulgendo viene in essere l'io. Di per sé compiuto, il supremo Sé viene lodato in queste stanze con il nome Brahman. Semplicemente pensando "Io sono" io divengo il Brahman.
Sukarahasyopanisad III 1 – 4

Tramite la meditazione ci si deve dedicare a trasformare il proprio Sé nel Brahman non duale, che è essere, coscienza e beatitudine, e si deve divenire pari a questo Brahman che è essere, coscienza e beatitudine: questo è l'insegnamento.
Vajrasucikopanisad 29

martedì 15 marzo 2011

Shiva Namaskaratha Mantra



















OM Namo Hiranya-bahave Hiranya-varnyaya Hiranya-roopaya Hiranya-pataye Ambikapataya Umapataye Pashupataye Namo Namah

Mi abbandono all’essenza divina, alla natura eterna, alla forma imperitura, Signore dell’eternità, Signore di Parvati e di Uma, Signore delle greggi, mi abbandono a te

Ishaana Sarvavidyanam
Ishvara Sarvabhutanam
Brahmadhipati Brahmanodhipati Brahma Shivo Me Astu Sadashivoham

Signore della conoscenza,
Signore di tutto ciò che esiste,
Signore del Brahman, Signore della conoscenza suprema, Spirito universale, 
Io sono Shiva, Io sono l'eterno Shiva
OM Tatpurushaya Vidmahe Vakvishudhaya Dhimahi
Tanno Shiva Prachodayat
OM Mahadevaya Vidmahe Rudramurthaye Dhimahi
Tanno Shiva Prachodayat

Namaste Astu Bhagavan Vishveshvaraya Mahadevaya Tryambakaya Tripurantakaya Trikagni Kalaya Kalagnirudraya Neelakanthaya Mrutyunjayaya Sarveshvaraya Sadashivaya Shriman Mahadevaya Namah
OM Shanti Shanti Shantihi

Conosciamo l’intelletto supremo, meditiamo sulla pura conoscenza, possa Shiva illuminarci
Conosciamo la grande divinità, meditiamo sulla forma di Rudra, possa Shiva illuminarci
Saluto il divino Signore di tutto, grande divinità dal terzo occhio, dei tre mondi, portatore dei tre fuochi, portatore del fuoco di Rudra, cosparso di cenere blu, che trionfa sulla morte, Signore di tutti gli esseri, eterno Shiva, mi abbandono alla splendida grande divinità

(unisce tre Mantra: Om Namo Hiranyagarbaya Mantra, Ishaan Mantra, Tatpurush Mantra o Shiva Gayatri)

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mercoledì 9 marzo 2011

La Bhagavad Gita, il "Canto del Beato" (testo italiano)






















La Bhagavad Gita, "Canto del Beato", poema sanscrito di 700 versi (sloka), inserito nel grande poema epico Mahabharata, è l'opera classica più famosa della letteratura religiosa indiana.
Nel poema si narra l’incontro di Arjuna con Krishna, incarnazione (avatara) del Divino in forma umana.
La Bhagavad Gita si apre sul campo di battaglia, nella constatazione dell’esitazione di Arjuna, che si rifiuta di contribuire a una lotta fratricida. Il guerriero è colto da uno strano sentimento: un misto di depressione, scoraggiamento e disperazione. A quel punto è incapace di gettarsi nella mischia e chiede aiuto a Krishna, che prende spunto dall’evento per illustrare al suo interlocutore il significato della vita.


 Bhagavad Gita (testo italiano integrale)

"La Bhagavad-gita (conosciuta anche come Gitopanisad) è considerata una delle maggiori Upanisad e costituisce l'essenza della conoscenza vedica. […] Il suo fine è quello di liberare gli uomini dall'ignoranza a cui li ha costretti l'esistenza materiale. Ogni giorno l'uomo si trova alle prese con mille difficoltà. Arjuna, per esempio, sta per affrontare una guerra fratricida; deve o non deve combattere? Chiuso nel suo profondo dilemma, egli cerca una soluzione rivolgendosi a Krishna, che gli espone allora la Bhagavad-gita. Come Arjuna, anche noi siamo immersi nell'angoscia a causa dell'esistenza materiale, che consideriamo come l'unica realtà. Ma noi siamo fatti per soffrire, perché siamo eterni e la nostra vita in questo mondo illusorio (asat) è solo passeggera. Tutti gli esseri umani soffrono, ma ben pochi indagano sulla loro vera natura o sulla ragione della sofferenza. Nessuno sarà veramente perfetto se non si chiede il perché della sofferenza, se non la rifiuta e sceglie di porvi rimedio. Possiamo considerarci uomini solo quando questa domanda si affaccia alla nostra mente. […]  La Bhagavad-gita ci parla della natura materiale, (la prakriti), del tempo (la durata totale dell'universo, cioè la durata della manifestazione della natura materiale) e del karma (l'azione)".
Bhaktivedanta Swami Prabhupada

giovedì 3 marzo 2011

Shiva Nirvana Ashtakam























Mano Budhya Ahankara
Chithaa Ninaham
Na Cha Srothra Jihwe
Na Cha Graana Nithrer
Na Cha Vyoma Bhoomir
Na Thejo Na Vayu
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham

Non sono la mente, né l’intelletto, né l’Io, né l’insieme di tutto questo. Non sono l’udito, né l’olfatto, né alcuno degli altri sensi. Non sono lo spazio, né la terra, né il fuoco, né l’aria. La mia essenza è Coscienza e Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!

Na Cha Praana Samgno
Na Vai Pancha Vaayur
Na Vaa Saptha Dhathur
Na Va Pancha Kosha
Na Vak Pani Padam
Na Chopa Stha Payu
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham

Non sono il prana, né le cinque correnti, né i sette elementi del corpo, né i cinque involucri. Non sono la lingua, né le mani, né gli altri organi d’azione. La mia essenza è Coscienza e Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!

Na Me Dwesha Raghou
Na Me Lobha Mohou
Madho Naiva Me Naiva
Matsarya Bhava
Na Dharmo Na Cha Artho
Na Kamo Na Moksha
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham

Nulla mi attira e nulla mi respinge, non ho brame né illusioni, non ho orgoglio né invidia. Non cerco il piacere, né la ricchezza, né la virtù, né la Liberazione. La mia essenza è Coscienza e Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!

 
Na Punyam
Na Paapam
Na Soukhyam
Na Dukham
Na Manthro
Na Theertham
Na Veda
Na Yagna
Aham Bhojanam
Naiva Bhojyam
Na Bhoktha
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham

Non ho meriti e non ho colpe, non provo piacere e non provo dolore, non ho mantra da ripetere, né luoghi sacri da visitare, non ho scritture da studiare, né sacrifici da offrire. Io non sono l’azione, non sono i suoi frutti, né sono colui che la compie. La mia essenza è Coscienza e Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!

Na Mruthyur Na Shankha
Na Me Jathi Bhedha
Pitha Naiva Me Naiva
Matha Na Janma
Na Bhandhur Na Mithram
Gurur Naiva Shishya
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham

Io sono al di là della morte, al di là della paura, al di là di ogni distinzione di casta. Non ho padre né madre, non sono mai nato; non ho parenti né amici, non ho Guru né discepoli. La mia essenza è Coscienza e Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!

Aham Nirvi Kalpu
Nirakara Roopu
Vibhuthwascha Sarvathra
Sarvendriyanaam
Na Cha Sangatham Naiva
Mukthir Na Meya
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham
Chidananda Roopa
Shivoham Shivoham

Io pervado ogni essere, ogni luogo, ogni facoltà, ma rimango senza nome, senza forma, al di là delle distinzioni. Per me non vi sono né schiavitù né Liberazione. La mia essenza è Coscienza è Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!


giovedì 24 febbraio 2011

Amrita Nada Upanisad (testo italiano)
















Upanishad sul suono mistico dell’immortalità

OM! Possa Egli proteggerci entrambi, possa Egli nutrirci entrambi, possiamo noi lavorare insieme con grande energia, possa il nostro studio essere vigoroso e portare frutti, possa non esserci mai conflitto tra noi!
OM! Che la Pace sia in me, che la Pace regni nel mio ambiente, che la Pace sia la forza che agisce su di me!
1. Il saggio che ha studiato le scritture e meditato su di esse più e più volte, fino a raggiungere l’intima conoscenza del Brahman, deve abbandonarle come una torcia che si è consumata.
2. Egli sale sul carro che è la sillaba OM con Vishnu come cocchiere, e parte verso la dimora celeste del Brahman (Brahmaloka), per rendere omaggio a Rudra in persona.
3. Ma il carro dell’OM è utile finché cammina lungo il percorso, arrivato alla fine della via praticabile bisogna abbandonare il carro e proseguire a piedi.
4. Abbandonando le lettere (Matra), i simboli (Linga) e i versetti (Pada), conservando soltanto la nasalizzazione silenziosa del M, si raggiunge la dimora sottile in cui regnano silenzio e invisibilità.
5. I cinque sensi e i loro oggetti, così come la mente, così versatile, non sono che delle redini tenute dall’Atman; chi conosce questo pratica il ritiro dei sensi.
6. Ritiro dei sensi (Pratyahara), contemplazione (Dhyana), controllo del soffio (Pranayama), concentrazione (Dharana), riflessione filosofica (Tarka), assorbimento meditativo (Samadhi), ecco le sei membra dello Yoga.
7. Come dalla fusione, le scorie dei minerali grezzi sono totalmente distrutte, così, con la ritenzione del soffio vitale, la sporcizia dei sensi è totalmente consumata.
8. Attraverso il controllo del soffio, la sporcizia è consumata; dal controllo del mentale (Dharana), sono consumati gli atti negativi; dalla ritrazione dei sensi sono dissolte le associazioni negative;con la concentrazione, spariscono gli attributi non luminosi.
9. Mantenendo il proprio pensiero su Ruchira, il Radioso, si svuota il proprio soffio e lo si riempie di nuovo, utilizzando i tre controlli del soffio: l’espiro, l’inspiro e la ritenzione.
10. La Gayatri (tat savitur varenyam, bhargo devasya dhimahi, dhiyo yo nah prachodayat) con la sua corona (OM apo jyoti raso mritam Brahman – acqua, luce, essenza, immortalità, Brahman), accompagnata dalla proclamazione dei tre mondi (bhur bhuvah svah) e dal Pranava Om, deve essere pronunciata per tre volte nel tempo di una respirazione completa: ecco cos’è il controllo del soffio.
11. Quando si espelle l’aria dai propri polmoni fino a fare uno spazio vuoto e senza respiro, e si trattiene questo vuoto, ecco cos’è l’espiro.
12. Come si beve stringendo le labbra attorno ad una cannuccia di loto, così lentamente bisogna inspirare l’aria, ecco cos’è l’inspiro.
13. Quando il soffio non si muove più verso l’esterno o l’interno e tutte le membra sono immobili e l’aria è mantenuta nei polmoni, ecco cos’è la ritenzione del soffio.
14. Guarda le forme manifeste come se fossi cieco, ascolta i suoni come se fossi sordo, considera il tuo corpo come un pezzo di legno, soltanto allora potrai esser detto Prashanta (pacificato).
15. Colui che immerge nell’Atman la propria mente (Manas) utilizzandola come organo di volontà desiderante (Sankalpa) e resta così a fissare il Sé, ecco cosa si chiama fissazione del mentale (Dharana).
16. La ricerca che non va incontro alla dottrina rivelata, è ciò che si chiama flessione filosofica (Tarka). L’identificazione con la verità, oggetto di meditazione perpetua, è invece ciò che si definisce essere assorti nella meditazione (Samadhi).
17-18. Su un terreno pulito, sedendo su un tappeto d’erba kusha, in un ambiente gradevole e privo di problemi, proteggendo il proprio spirito da ogni influenza negativa e pronunciando a bassa voce il mantra Ratha Mandala, si prenda con il corpo una posizione yogica (Padmasana, Svastikasana, Bhadrasana o un’altra postura seduta), e ci si rivolga col viso verso nord.
19. Chiudendo una narice e pressandola con il pollice si inala dall’altra, poi si immobilizza al proprio interno il soffio vitale Agni e si medita sulla sacra sillaba OM.
20. OM, la parola di una sola sillaba, è in verità Brahman, e l’energia dell’OM non deve essere rilasciata attraverso l’espiro. Meditando su questo suono divino molte e molte volte si purifica il proprio spirito da tutte le impurità.
21-22. Poi si medita seguendo il suono del mantra e si fa risalire il soffio vitale dall’ombelico attraverso i tre corpi, grossolano, fisiologico e sottile; volgendo il proprio sguardo sul proprio essere interiore, senza più guardare di lato, né in alto, né in basso, si rimane immobili, la schiena dritta; è così che si pratica lo Yoga con costanza.
23. L’unione meditativa che persevera a lungo senza tentennamenti lungo il condotto sacro di Sushumna, ecco cos’è la concentrazione. L’unione che dura per dodici unità sonore (matras) dell’OM è considerata come fissa, in armonia con il ritmo della respirazione.
24. Senza voce, né consonante né vocale, né gutturale né palatale, né labiale né nasale, né suono soffocato, ma pronunciato con ne labbra chiuse: così è l’Ekakshara, l’imperitura sillaba OM che risuona silenziosamente.
25. Seguendo la sillaba imperitura, si vede il percorso, e quello è il cammino attraverso cui si eleva il soffio vitale. Bisogna praticarlo frequentemente, affinché il cammino del suono apra il cammino del soffio.
26. Attraverso la porta del cuore (Anahata chakra), attraverso quella del soffio (Manipura), attraverso quella della testa, che conduce ai piani superiori (Sahasrara), si apre infine la porta della liberazione, il cerchio della ruota solare.
27-28. Contro la paura, contro la collera, contro l’ozio, contro l’eccesso di veglia o di sonno, contro l’eccesso o l’insufficienza di cibo, lo yogi deve montare la guardia con una costante vigilanza; se questa prescrizione è seguita permanentemente e lo yoga è praticato assiduamente secondo le regole, allora, senza alcun dubbio, lo yogi sentirà in sé la conoscenza, entro tre mesi.
29. Dopo quattro mesi, lo yogi è in presenza del divino, dopo cinque mesi è assorbito nella contemplazione del Brahman, dopo sei mesi, senza alcun dubbio, entra a sua volta nello stato di non-condizionamento assoluto (Kaivalya).
30-31. Con cinque unità sonore (moras), si diviene simili alla terra; con quattro, simili all’acqua; con tre, simili al fuoco; con due, simili all’aria; con una unità sonora, si diviene simili allo spazio etereo (Akasha), allora bisogna continuare a meditare sulla metà della sacra sillaba (Ardha-matra, rappresenta il suono “mmmmmm” dell’OM ) e realizzare l’unione del mentale all’Atman; allora l’Atman dimora in Se stesso e medita su Se stesso.
32. In uno spazio largo trenta dita risiede il principio della vita (Prana) con le sue cinque ramificazioni  (prana, apana, vyana, udana, samana); è il soffio, così è detto perché si apre come terreno di attività all’aria esterna (Vayu).
33. Centrotredici moltiplicato per mille, più centoottanta volte, il soffio compie il suo inspiro ed il suo espiro nell’intervallo di un giorno ed una notte.
34-35. Dei cinque soffi, il primo, Prana, risiede nel cuore, l’Apana negli intestini, il Samana nella regione ombelicale e l’Udana nella gola; infine è il Vyana che, continuamente, circola, reggendo tutte le membra. Esamineremo ora il colore dei cinque soffi.
36-37. Il Prana evoca per la sua sfumatura una gemma preziosa di colore rosso, l’Apana ha una sfumatura rossastra, simile all’insetto Indragopa, la coccinella, il Samana splende nel ventre come un cristallo di montagna dai riflessi bianchi, come il latte della mucca, l’Udana è di un giallo pallido, il Vyana ha le tinte della fiamma.
38. Colui il cui soffio compie il suo percorso attraverso tutta questa catena e continua la sua ascesa attraverso la corona della testa, poco importa il luogo ove morirà, non rinascerà mai più. No, non rinascerà mai più!
OM! Possa Egli proteggerci entrambi, possa Egli nutrirci entrambi, possiamo noi lavorare insieme con grande energia, possa il nostro studio essere vigoroso e portare frutti, possa non esserci mai conflitto tra noi!
OM! Che la Pace sia in me, che la Pace regni nel mio ambiente, che la Pace sia la forza che agisce su di me!

martedì 15 febbraio 2011

Soundarya Lahari di Adi Sankaracharya


Onde di bellezza
inno a Shakti di Adi Sankaracharya

Shivah shakthya yukto yadi bhavati shaktah prabhavitum
Na chedevam devo na khalu kusalah spanditum api
Atas tvam aradhyam Hari-Hara-Virincha dibhir api
Pranantum stotum vaakatham akrta-punyah prabhavati.

Shiva soltanto unito a Shakti, Shivah shakthya yukto yadi,
può creare con l’energia del mondo, bhavati shaktah prabhavitum,
Senza la dea Shakti, Na chedevam, il dio Shiva infatti non potrebbe nemmeno muoversi, devo na khalu kusalah spanditum api,
Perciò coloro che ti adorano, Atas tvam aradhyam, nelle opposte forme della realtà, Hari-Hara-Virincha dibhir api,
cantano le tue preghiere, Pranantum stotum vaakatham, e fanno opere meritorie, akrta-punyah prabhavati.


Avidyanam mantas-timira-mihira dvipa-nagari
Jadanam chay-tanya-stabaka makaranda sruti smrti
Daridranam cintamani-gunanika janma-jaladhau
Nimaghanam damshtra mura-ripu-varahasya bhavati.

La sabbia  della tua isola, dvipa-nagari,
dissolve l’oscurità dalla mente dell’ignorante, Avidyanam mantas-timira-mihira,
il tuo nettare dei Veda e della memoria, makaranda sruti smrti,
del germoglio ombreggiato da Shiva, chay-tanya-stabaka,
risveglia l’apatico, Jadanam,
le gemme delle virtù del tuo oceano, cintamani-gunanika janma-jaladhau, arricchiscono il povero, Daridranam,
sei come la forma del cinghiale Varaha , mura-ripu-varahasya bhavati,
che fa emergere chi è annegato, Nimaghanam damshtra.


Sudha-sindhor madhye sura-vitapi-vati parivrte
Mani-dvipa nipo'pavana-vati cintamani-grhe
Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam
Bhajanti tvam dhanyah katichana cit-ananda-laharim.

In mezzo all’oceano del nettare, Sudha-sindhor madhye,
nell’isola dei gioielli circondata, parivrte Mani-dvipa,
dai sacri alberi dei desideri e del soffio vitale, sura-vitapi-vati nipo'pavana-vati,
nella casa delle gemme del pensiero, cintamani-grhe,
seduta in cima al più alto trono di fico di Shiva il dispensatore, Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam,
Colei che è come l’onda della beatitudine, cit-ananda-laharim
è venerata dai più virtuosi tra gli eletti, Bhajanti tvam dhanyah katichana.

OM Shanti, Shanti, Shanti


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