I nostri pensieri divengono il nostro mondo. Noi diventiamo ciò che pensiamo. Questo è l'eterno mistero. (Maitri Upanisad)
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lunedì 29 giugno 2015
Sadhana Pancakam di Adi Shankaracharya
vedo nityamadhīyatāṁ taduditaṁ karma svanuṣṭhīyatāṁ
teneśasya vidhīyatāmapacitiḥ kāmye matistyajyatām
pāpaughaḥ paridhūyatāṁ bhavasukhe dośo’nusandhīyatāṁ
ātmecchā vyavasīyatāṁ nijagṛhāttūrṇaṁ vinirgamyatām
saṅgaḥ satsu vidhīyatāṁ bhagavato bhaktirdṛḍhā”dhīyatāṁ
śāntyādiḥ paricīyatāṁ dṛḍhataraṁ karmāśu santyajyatām
sadvidvānupasṛpyatāṁ pratidinaṁ tatpādukā sevyatāṁ
brahmaikākṣaramarthyatāṁ śrutiśirovākyaṁ samākarṇyatām
vākyārthaśca vicāryatāṁ śrutiśiraḥ pakṣaḥ samāśrīyatāṁ
dustarkātsuviramyatāṁ śrutimatastarko’nusandhīyatām
brahmāsmīti vibhāvyatāmaharahargarvaḥ parityajyatāṁ
dehe’haṁmatirujhyatāṁ budhajanairvādaḥ parityajyatām
kṣudvyādhiśca cikitsyatāṁ pratidinaṁ bhikṣauṣadhaṁ bhujyatāṁ
svādvannaṁ na tu yācyatāṁ vidhivaśātprāptena santuṣyatām
śītoṣṇādi viṣahyatāṁ na tu vṛthā vākyaṁ samuccāryatāṁ
audāsīnyamabhīpsyatāṁ janakṛpānaiṣṭhuryamutsṛjyatām
ekānte sukhamāsyatāṁ paratare cetaḥ samādhīyatāṁ
pūrṇātmā susamīkṣyatāṁ jagadidaṁ tadvādhitaṁ dṛśyatām
prākkarma pravilāpyatāṁ citibalānnāpyuttaraiḥ śliṣyatāṁ
prārabdhaṁ tviha bhujyatāmatha parabrahmātmanā sthīyatām
1. Studia i Veda ogni giorno, metti in pratica i loro insegnamenti. Attraverso di essi onora il divino, non desiderare i frutti delle azioni. Abbandona tutte le azioni e le abitudini negative, considera i difetti della felicità mondana. Sviluppa amore verso il Sé, abbandona il prima possibile il tuo io limitato.
2. Accompagnati al sacro e rafforza la fede nel divino. Con determinazione ricerca la pace della mente e prosegui il cammino abbandonando in primo luogo le azioni egoistiche. Avvicinati ad una persona saggia e devota, servila e venera ogni giorno i suoi sandali. Cerca solo la conoscenza del Brahman, espressa dalla sacra sillaba ‘”AUM”, ascolta le parole delle Upanisad.
3. Medita sul significato dei testi e rifugiati nella loro visione. Mantieniti distante dalle discussioni vane, segui il ragionamento dei Veda. Assumi l’attitudine di colui che è consapevole di essere Brahman, abbandona totalmente l’orgoglio. Elimina il concetto dell'Io legato al corpo, non discutere con i saggi.
4. Attraverso la quotiana cura della carità, abbandona il disagio della fame. Non cercare un pasto lauto, accontentati di ciò che ti viene dato. Sopporta il caldo e il freddo e gli altri opposti, non indulgere in parole inutili. Non aspettarti la gentilezza degli altri, abbandona ogni durezza verso gli altri.
5. Vivi felicemente in solitudine, concentra la mente sul Brahman. Percepisci ovunque il Sé che tutto pervade, osserva con distacco il mondo illusorio. Grazie alla conoscenza, distaccati dalle azioni compiute nel passato e dal pensiero di quelle da compiere. In questo modo resterai nella coscienza perfetta del Sé supremo, il Brahman.
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martedì 3 febbraio 2015
sabato 31 gennaio 2015
Yuga-avatara, le incarnazioni di Vishnu
"L'immanente, causa ultima del mondo, natura di tutte le cose, è presente dappertutto, pervade ogni cosa, è senza limiti [...] In ogni momento cruciale della storia del mondo, Vishnu compare nell'aspetto di una individualità personificata [...] La storia delle sue discese, delle sue incarnazioni, delle sue manifestazioni, è senza fine".
Alain Danielou, Miti e dei dell'India
Le principali incarnazioni cicliche di Vishnu scandiscono la storia: le Dasavatara (dieci incarnazioni) sono elencate nella Garuda Purana; quattro sono apparse nel Satya Yuga, la prima delle quattro ere cosmiche descritte nei Veda, tre nel Treta Yuga, l’ottava, Sri Krishna, nel Dvapara Yuga, la nona è Buddha e la decima si deve ancora manifestare, nel Kali Yuga.
Matsya: Vishnu nella forma di un Pesce, salva l’umanità e la conoscenza dei Veda dal grande diluvio.
Kurma: Vishnu nella forma di una Tartaruga, aiuta i Deva ad ottenere l’amrita, il nettare dell’immortalità che era ambito anche dagli Asura; il suo dorso fa da supporto alla creazione del mondo.
Varaha: Vishnu nella forma di un Cinghiale, aiuta Madre Terra nell’ultima inondazionde del Satya Yuga a riemergere dall’oceano.
Nara-Simha: Vishnu nella forma di mezzo Uomo e mezzo Leone, sconfigge il demone tiranno Hiranyakashipu e salva il figlio del demone, Prahlada, devoto di Vishnu.
Vamana: Vishnu nella forma di un Nano, appare per sconfiggere il re dei demoni Bali, si manifesta durante una grande cerimonia organizzata dal re e gli chiede astutamente solo tre piedi di terra, misurati dai suoi piccoli passi, ma la sua natura divina gli permette di estendersi oltre la terra e il cielo sommettendo così Bali.
Paramashurama e Rama: Vishnu nelle due forme di Rama con la scure e di Rama l'incantevole, incarnazione della Perfezione, sconfigge i re della terra divenuti dispotici ed il demone Ravana.
Krishna: Vishnu si incarna nel fanciullo che, insieme a suo fratello Balarama (che nella tradizione puranica dell'India del Sud è la nona incarnazione), insegna all’umanità la via dell’amore.
Buddha: Vishnu nella forma di Buddha, ha il compito di insegnare la liberazione dall’attaccamento, fonte della sofferenza.
Kalki: Vishnu apparirà nella sua decima incarnazione alla fine del Kali Yuga, per porre fine al delirio di onnipotenza dell'umanità.
Secondo il Bhagavata Purana le incarnazioni di Vishnu sono ventidue; nei testi più antichi le incarnazioni della prima era sono manifestazioni di Brahma.
Le principali incarnazioni cicliche di Vishnu scandiscono la storia: le Dasavatara (dieci incarnazioni) sono elencate nella Garuda Purana; quattro sono apparse nel Satya Yuga, la prima delle quattro ere cosmiche descritte nei Veda, tre nel Treta Yuga, l’ottava, Sri Krishna, nel Dvapara Yuga, la nona è Buddha e la decima si deve ancora manifestare, nel Kali Yuga.
Matsya: Vishnu nella forma di un Pesce, salva l’umanità e la conoscenza dei Veda dal grande diluvio.
Kurma: Vishnu nella forma di una Tartaruga, aiuta i Deva ad ottenere l’amrita, il nettare dell’immortalità che era ambito anche dagli Asura; il suo dorso fa da supporto alla creazione del mondo.
Varaha: Vishnu nella forma di un Cinghiale, aiuta Madre Terra nell’ultima inondazionde del Satya Yuga a riemergere dall’oceano.
Nara-Simha: Vishnu nella forma di mezzo Uomo e mezzo Leone, sconfigge il demone tiranno Hiranyakashipu e salva il figlio del demone, Prahlada, devoto di Vishnu.
Vamana: Vishnu nella forma di un Nano, appare per sconfiggere il re dei demoni Bali, si manifesta durante una grande cerimonia organizzata dal re e gli chiede astutamente solo tre piedi di terra, misurati dai suoi piccoli passi, ma la sua natura divina gli permette di estendersi oltre la terra e il cielo sommettendo così Bali.
Paramashurama e Rama: Vishnu nelle due forme di Rama con la scure e di Rama l'incantevole, incarnazione della Perfezione, sconfigge i re della terra divenuti dispotici ed il demone Ravana.
Krishna: Vishnu si incarna nel fanciullo che, insieme a suo fratello Balarama (che nella tradizione puranica dell'India del Sud è la nona incarnazione), insegna all’umanità la via dell’amore.
Buddha: Vishnu nella forma di Buddha, ha il compito di insegnare la liberazione dall’attaccamento, fonte della sofferenza.
Kalki: Vishnu apparirà nella sua decima incarnazione alla fine del Kali Yuga, per porre fine al delirio di onnipotenza dell'umanità.
Secondo il Bhagavata Purana le incarnazioni di Vishnu sono ventidue; nei testi più antichi le incarnazioni della prima era sono manifestazioni di Brahma.
sabato 6 settembre 2014
sabato 28 giugno 2014
inni cosmici dal Rg Veda: lode al divino
Ruscelli gioiosi di lode
Rg-veda X, 68, 1
Come il clamore di uccelli cauti che nuotano nell’acqua,
come l’assordante tuono delle nubi di pioggia,
come ruscelli gioiosi che sgorgano dalla montagna,
così risuonino i nostri inni al divino.
La Luce dell’Umanità
Rg-veda X, 156, 4-5
O Risplendente, fa’ ora che il Sole,
questo astro imperituro, ascenda al cielo,
elargendo luce.
Tu, o Signore, segno luminoso per l’umanità,
il migliore, il più amato da tutti. Svegliati!
Dona forza a chi ti canta!
da Raimon Panikkar, Inni cosmici dei Veda, parte VII di The Vedic Experience, tr. it. I Veda, Mantramanjari
lunedì 2 giugno 2014
inni cosmici dal Rg Veda: luce e prosperità
Il propiziatore della crescita
Rg-veda VII, 101, 2
Che il divino propiziatore della crescita delle piante,
che dona il suo sostegno alle acque e a tutte le creature che si muovono,
ci conceda triplice protezione per proteggerci
e triplice luce per aiutarci e assisterci!
Delizia di ogni cuore
Che il divino propiziatore della crescita delle piante,
che dona il suo sostegno alle acque e a tutte le creature che si muovono,
ci conceda triplice protezione per proteggerci
e triplice luce per aiutarci e assisterci!
Delizia di ogni cuore
Rg-veda VIII, 43, 31
O splendore ardente, fiamma purificatrice,
delizia di ogni cuore, con canti gioiosi
veneriamo te, il gioioso!
da Raimon Panikkar, Inni cosmici dei Veda, parte VII di The Vedic Experience, tr. it. I Veda, Mantramanjari
O splendore ardente, fiamma purificatrice,
delizia di ogni cuore, con canti gioiosi
veneriamo te, il gioioso!
da Raimon Panikkar, Inni cosmici dei Veda, parte VII di The Vedic Experience, tr. it. I Veda, Mantramanjari
domenica 25 maggio 2014
Inni cosmici dal Rg Veda: il divino amico
Un amico affettuoso
Rg-veda I, 91, 13-15
O Dio, rallegrati di dimorare nei nostri cuori,
come le vacche gioiscono nei verdi prati,
o come gli sposi gioiscono nella propria casa!
Quando un mortale si diletta con la tua amicizia,
allora, grande Saggio, tu gli concedi il tuo favore.
Salvaci, o Signore, dal dolore e dal tormento.
Vieni a noi, Signore, come amico affettuoso!
Il divino Amico
Rg-veda III, 59, 1
Colui che è chiamato divino Amico riunisce l'Umanità.
Il divino Amico sostiene la terra e il cielo,
vegliando sempre sull'Umanità, mai chiudendo un occhio.
Al divino Amico offriamo una copiosa libazione!
da Raimon Panikkar, Inni cosmici dei Veda, parte VII di The Vedic Experience, tr. it. I Veda, Mantramanjari
giovedì 1 maggio 2014
Inni cosmici dal Rg Veda: la luna e i venti
La Luna vigila
Rg-veda I, 24, 10
Di notte le stelle appaiono fisse in alto.
Di giorno se ne vanno, non sappiamo dove.
Le leggi di Varuna sono esatte.
La luna naviga di notte con occhio vigilante.
Che il vento soffi dolcezza
Rg-veda I, 90, 6-8
Possa il vento soffiare dolcezza,
i fiumi far scorrere dolcezza,
le piante produrre dolcezza,
per l’Uomo della Verità!
Dolce sia la notte,
dolce l’alba,
dolce la fragranza della terra,
dolce il Padre Cielo!
Possa l’albero concederci dolcezza,
il sole irradiare dolcezza,
le vacche produrre dolcezza
in abbondanza!
da Raimon Panikkar, Inni cosmici dei Veda, parte VII di The Vedic Experience, tr. it. I Veda, Mantramanjari
giovedì 27 febbraio 2014
Maha Shivaratri, la notte di Shiva
“Shivaratri” è “la notte di Shiva”; il termine sanscrito Shivaratri ha più significati: “RATRI” viene solitamente inteso come il buio della notte, ma Shivaratri di fatto non ha alcuna relazione con il buio, anzi con lo stato speciale di sacralità di questa notte. Ossia, il buio di questa notte viene investito da una grande Grazia Divina: nel quattordicesimo giorno che segue la Luna Piena (secondo il calendario indiano Chaturdasi) la Luna si trova in un aspetto profondamente benefico nella sua relazione con il Sole. Per questo è un momento particolarmente favorevole per risentire pienamente la presenza divina.
Le Upanisad parlano di certi attributi fondamentali del Divino, quali la Verità, la Bontà e la Bellezza (SATYAM, SHIVAM, SUNDARAM), la Bontà (SHIVAM) rappresenta il principio-essenza di tutto quello che può esservi di più buono e favorevole per la nostra evoluzione spirituale, e questa bontà viene associata sia alla Verità Eterna (SATYAM) che alla Bellezza Assoluta (SUNDARAM).
Secondo molti saggi questo è il più importante messaggio spirituale di questo momento di Shivaratri; un messaggio spesso accompagnato da una richiesta forte verso una vita realmente spirituale: renditi utile (SEVA), con distacco e discernimento, per tutti gli esseri, vedendoli allora come delle manifestazioni del divino. Per questo, è necessario sviluppare prima di tutto la forza di amare, in maniera pura, sublime ed incondizionata. Il fatto di rendersi utile agli altri, con devozione e dono di sé, acquista un senso realmente spirituale solo quando lo facciamo in uno stato di amore profondo, capace di sacrificio e totale abnegazione. Allora quell’azione distaccata di renderci utili per gli altri, o in altre parole KARMA YOGA, è quella che ci determinerà in maniera decisiva l’evoluzione spirituale.
Ancora, i termini “SHIVA” e “SHANKARA” (un altro nome molto utilizzato di Shiva) significano il Benefattore, nel termine di SHANKARA, “SHAM” significa la coscienza piena di beatitudine (CIT-ANANDA), mentre “KARA” significa “Colui che la produce”. Cosi, SHANKARA etimologicamente significa “Colui che risveglia la Coscienza Divina e la Beatitudine Divina” in tutti gli esseri. SHANKARA (SHIVA) è pertanto colui che dona la Coscienza dell’infinita Beatitudine Divina a tutti quelli che trovano rifugio in lui.
Il segreto dell’intera Creazione viene simbolicamente rivelato nella descrizione tradizionale della forma di Shiva. Infatti, la semiluna sul capo di Shiva simboleggia la coscienza degli esseri umani; il fiume Gange che secondo la mitologia indiana cade dalle altezze trascendenti dei Cieli sulla testa di Shiva, per continuare poi, lungo i suoi capelli, fino alla Terra, simboleggia la misteriosa forza della vita universale; i serpenti che Shiva porta come bracciali e come segni della Sua Potenza Divina, rappresentano gli innumerevoli esseri animati. Lui sta seduto in un monte d’argento, e uno dei suoi amici più cari è Kubera, il Dio della Prosperità. Ma anche se Shiva possiede già tutto, Egli porta sempre con sé la ciotola del mendicante, per ricordarci senza sosta che qualunque ossessività o attaccamento sono un ostacolo sulla via del progresso spirituale. Shiva è completamente distaccato da qualunque cosa, e grazie a ciò Egli è diventato l’incarnazione eterna della Suprema Grazia Divina.
I tre occhi di Shiva rappresentano i tre mondi (Loka). Il tridente di Shiva è il simbolo del passato, del presente e del futuro (i tre aspetti del tempo) come pure del trascendere le tre qualità o tendenze (Guna): SATTVA, RAJAS e TAMAS, che rappresentano i riflessi specifici della Trinità della manifestazione: BRAHMA, VISHNU e RUDRA-SHIVA. I tre mondi, la triade del tempo, e anche le tre qualità (guna) rappresentano la manifestazione del Principio Divino (Ishvara) nel cuore di ogni essere. Allora, quando la Grazia di Dio penetra in profondità nel nostro cuore, possiamo innalzarci fulminei verso il divino (Paramashiva).
Soprattutto in questa notte – in particolare nella Grande Notte di Shiva, Mahashivaratri – è molto importante orientare totalmente i nostri pensieri al divino. In questo modo ci distaccheremo completamente dagli oggetti e dai desideri inferiori specifici del mondo materiale.
(da Swami Premananda)
Mantra dedicati a Shiva:
Shiva Chadrashekara Ashtakam
Shiva Nirvana Ashtakam
Shiva Namaskaratha Mantra
Shiva Mahamrityunjaya Mantra
Shiva Mantra Ghanapaathaa
Shiva Panchakshara e Shiva Shadakshara Stotram
Om Namah Shivaya Mantra
Shiva Tandava Stotram
Shiva Linga Ashtakam
Samba Sada Shiva Mantra
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domenica 21 ottobre 2012
Inno alla Terra, dall'Atharva Veda
La Terra adorna di vette, di crinali e di vaste pianure, che genera le piante dalle potenti virtù, libera dai legami che opprimono gli uomini, si apra al nostro sguardo, pronta ad accoglierci.
La Terra su cui scorrono il mare, i fiumi e tutte le acque, sulla quale sbocciano le messi e i popoli, su cui abita tutto ciò che respira e si muove, ci conceda di dissetarci per primi.
La Terra cui appartengono le quattro regioni dello spazio, su cui crescono i raccolti e i popoli, che sostiene tutto ciò che respira e si muove, ci conceda vacche e prosperità.
La Terra dove nacquero i primi uomini, dove gli Dei sconfissero i demoni, possa offrirci mucche, cavalli, volatili e fortuna.
La Terra che sostiene tutti, che nutre di abbondanza, il fondamento, il ristoro materno di tutti gli esseri viventi, colei che preserva il fuoco di Agni, la compagna di Indra il toro, ci conceda il privilegio dei suoi beni.
La vasta Terra, sempre sorvegliata dagli Dei insonni, ci allatti con miele prezioso, ci asperga di limpida gloria.
La Terra che fu acqua sulla superficie dell’oceano cosmico, che i saggi veggenti scoprirono con il loro acume, il cui cuore risiede nel cielo supremo, l’immortale, ammantata di verità, ci accordi lucidità e rettitudine, perché possiamo governare.
La Terra su cui le acque ancelle scorrono insieme, giorno e notte, senza sosta, versi per noi il latte in torrenti copiosi, e ci bagni di gloria.
La Terra misurata dai passi degli Asvin, su cui ha camminato Vishnu, che Indra, signore potente, ha eletto sua compagna; da lei, la madre, sgorghi il latte per me, suo figlio.
Le cime innevate dei monti e le tue foreste, o Terra, ci siano gentili. La scura, la nera, la rossa e multicolore, la solida Terra, protetta da Indra, intatta e incorrotta, è lei la Terra delle mie radici.
Tienici nel tuo cuore, madre, e nel tuo ventre, nel luogo in cui il tuo nutrimento sgorga puro e più potente. La Terra è la madre, e io sono suo figlio. La pioggia è mio padre, che egli ci benedica.
La Terra su cui i sacerdoti scolpirono gli altari, dove, con devozione rituale, posero le offerte; la Terra su cui si erge maestoso il palo sacrificale, sia essa prospera e ci accordi di prosperare.
Sottometti, o Terra, colui che ci odia, chi ci dichiara guerra, chi ci è ostile con il pensiero o con le armi, anticipa il nostro bisogno di soccorso.
I mortali che nascono da te, in te moriranno, tu che sostieni bipedi e quadrupedi. Tue sono le cinque famiglie umane, tuoi i mortali su cui il sole getta i suoi raggi di luce immortale.
Tutte le creature ci offrano il loro latte, e tu, o Terra, donaci il miele della parola.
Sulla stabile, larga Terra, madre premurosa di tutte le piante, gentile e generosa, in accordo alla legge divina, si possa trascorrere una lunga vita.
Grande Terra, raduno degli uomini, su di te si vivono emozioni, premure e agitazioni. Indra il grande ti protegge incessantemente. O Terra donaci di risplendere come oro, perché nessuno odia l’oro.
Il fuoco di Agni è posto sulla Terra, nelle piante, nelle acque e nelle pietre. Agni è nell’uomo, Agni è nelle vacche, Agni è nei cavalli;
Agni irradia dal cielo, ad Agni il divino appartiene l’aria. I mortali cercano il favore di Agni, portatore di doni celesti, con l’offerta del burro chiarificato;
La Terra dalle ginocchia nere, coperta dal manto di Agni, ci conceda lucidità e attenzione.
Sulla Terra gli uomini compiono sacrifici agli Dei con le offerte rituali; sulla Terra gli uomini sono saziati dal cibo. Che la Terra ci doni respiro e vita, e ci conceda la vecchiaia.
Il tuo profumo, o Terra, trasportato dalle piante e dalle acque, condiviso dagli esseri celesti, mi renda gradevole e nessuno mi trovi sgradito.
Il tuo profumo, o Terra, che penetra nel loto, il profumo che fu degli Dei invitati allo sposalizio del Sole, con quello aspergimi, affinché nessuno provi astio per me.
Il profumo che adorna gli uomini, che fa innamorare i maschi e le femmine, che avvolge il destriero e l’eroe, che distingue i grandi animali selvaggi, che dona lo splendore delle giovani donne, o Terra, con quello ungici, perché nessuno provi odio per noi.
Pietra, roccia, polvere sono questa Terra; la Terra aggrega e congiunge. Alla Terra dal seno generoso io offro la mia obbedienza umilmente.
La Terra su cui gli alberi rigogliosi della foresta poggiano solidi, la Terra compatta che nutre, io invoco.
In piedi o seduti, fermi o camminando, mai si debba inciampare con il piede destro o col sinistro, su questa Terra.
Io mi rivolgo alla Terra pura, il suolo, coltivato dallo spirito bramanico. Su di te, primo nutrimento, prosperità e abbondanza, noi vogliamo restare, o Terra.
Acqua limpida sgorghi dalla Terra per purificare i nostri corpi; ciò che fuoriesce da questi corpi ci ripugna e con ciò che purifica fai che io possa purificarmi.
Che l’oriente, il settentrione, il meridione, o Terra, e l’occidente siano benevoli con me mentre cammino su di te. Ciò che ho posto in questo mondo possa resistere e non crollare.
O Terra, non spostarci dall’occidente o dall’oriente; non dal settentrione o dal meridione: Sii per noi certezza, o Terra: i predoni delle strade non ci assalgano, tieni lontane da noi le loro armi.
Finché posso vederti, con l’aiuto del sole, o Terra, fai che io non cada, lungo il percorso degli anni.
Quando, da disteso, mi giro sul fianco destro o sul sinistro, o Terra; quando da disteso le mie costole premono sul tuo fianco, o Terra, tu che ti distendi accanto a ogni cosa, non farmi soffrire.
Quanto io estraggo da te, o Terra, presto ricresca: che mai io possa, o purissima, spezzare un tuo punto vitale, né mai il tuo cuore.
Tua è l’estate, o Terra, tua la stagione delle piogge, tuo l’autunno, l’inverno e la primavera; tu stabilisci le stagioni dell’anno, la notte e il giorno, perché ci nutrano del tuo latte.
La Terra incorrotta che nacque allontanandosi dal serpente, colei che distrusse il blasfemo, che scelse di stare a fianco di Indra, la Terra è per sempre compagna di Indra, il toro vigoroso.
La Terra ove sono posti la conca dei sacrifici e le sorgenti del soma, dove è fissato il palo scarificale, dove i bramani onorano gli Dei con i riti e le formule, dove l’officiante porge a Indra il soma da bere;
La Terra ove i veggenti antichi, i sette sacerdoti, con l’offerta delle Sacre Scritture e dei sacrifici e con l’ascesi crearono gli esseri e intonarono il canto che partorì le vacche;
La Terra indichi il luogo del tesoro che cerchiamo; che la fortuna (Bhaga ) ci aiuti, che Indra sia il nostro campione.
La Terra su cui i rumorosi mortali cantano e danzano, su cui combattono, su cui risuona il ruggito dei tamburi, disperda i nostri nemici e ci liberi dai rivali.
Sia ossequio alla Terra su cui troviamo il cibo, il riso e il grano, su cui vivono le cinque razze degli uomini, alla Terra moglie di Parganya, ingrassata dalla pioggia, sia lode.
La Terra ove si innalzano le città degli Dei, grembo per tutte le creature, Prajapati (il signore) la renda ospitale per noi.
La Terra che contiene luoghi misteriosi, ricchezze, oro e preziosi, sia generosa con me; lei che concede liberamente prosperità, la Dea gentile, ci conceda l’abbondanza.
La Terra che accoglie genti dalle diverse lingue e dai diversi costumi, nelle differenti regioni abitate, come una mucca docile che non scalcia, ci nutra in mille torrenti con il latte dell’abbondanza.
Il serpente e lo scorpione dal dente assetato che giacciono immobili su di te; il verme, e ogni essere vivente, o Terra, che si muove nella stagione delle piogge, quando striscia, non passi su di me: con ciò che è migliore per te, sii generosa con noi.
Tuoi sono i molti sentieri percorsi dagli uomini, tuoi i tracciati dei carri su cui si spostano i buoni e i cattivi, fai che noi possiamo percorrere questa strada, libera dai nemici, libera dai predoni: con ciò che è migliore per te, sii generosa con noi.
La Terra mantiene gli sciocchi e i mantiene i saggi; sopporta che la abitino il bene quanto il male; lei che non disdegna la compagnia del cinghiale, per lui sacrifica se stessa.
Tuoi sono gli esseri della foresta, gli animali che abitano gli alberi, i leoni mangiatori di uomini, le tigri che vagano solitarie; il lupo, la sorte avversa, l’infortunio e i demoni, o Terra, tieni lontani da noi.
Gandharva, Apsara, Arâya Kimîdin; Pisâkas e tutti i demoni, o Terra, allontana da noi.
La Terra su cui gli uccelli bipedi volano armoniosi, fenicotteri, aquile, falchi e polli; su cui si alza veloce il vento sollevando la polvere e scuotendo gli alberi – così quando il vento soffia in avanti e indietro, poi erompe la fiamma.
La Terra su cui convivono la notte e il giorno, su cui sono stati stabiliti l’oscurità e la luce, la larga Terra coperta e avvolta di pioggia, ci offra una dimora serena.
Cielo, Terra e aria mi hanno dato corpo; Agni, Surya e le acque, insieme agli Dei, mi hanno concesso la saggezza.
Io sono potente, sono chiamato l’ulteriore, sono sulla Terra per conquistare, per conquistare completamente ogni regione.
O Dea, quando all’origine gli Dei ti chiamarono, mentre sorgevi hai raggiunto la pienezza e la prosperità è penetrata in te, tu hai creato le quattro regioni.
Nei villaggi e nelle selve, nelle assemblee, nei raduni e negli incontri, fai che procediamo in piena armonia con te.
Appena nata, come un destriero la polvere, sparse la gente che abitava la terra, lei che era l’amata, la guardiana del mondo, la signora che presiede alle piante e agli alberi.
Con dolci parole esprimo queste cose: sono le cose di cui parlo che mi insegnarono la dolcezza. Con lucidità e con attenzione: coloro che mi aggrediscono saranno sconfitti.
Gentile, fragrante e generosa, dal seno pino di latte, la grande Terra ci dia col il suo latte il nostro coraggio.
Colei che il Creatore ricercò offrendo doni, quando raggiunse il flusso sorgente dell’atmosfera, ella, il vaso del nutrimento deposto in un luogo segreto, divenne visibile agli Dei quale Madre divina.
Tu ha sparso il seme degli uomini, tu sei la grande Aditi che dispone il suo latte secondo i nostri desideri. Tu che sei nata dal primo ordine cosmico, a te il Signore Prajapati concederà tutto ciò che vuoi.
Le tue membra, o Terra, siano prive di malattie; che per noi siano sempre sane, così che per l’intero corso della nostra vita possiamo offrirti doni fragranti.
O madre Terra, ponimi in una dimora solida; con l’aiuto del Padre celeste, o Saggia, ponimi in un luogo di gioia e prosperità.
Atharva Veda XII, I
lunedì 8 ottobre 2012
Devi Suktam, inno a Vac dal Rg Veda
L'inno Devi Suktam del Rg Veda celebra la Parola, Vac, il principio cosciente intelligente del cosmo, nella persona della Madre Divina.
1. Con i Rudra e con i Vasu mi desto e con gli Aditya e con gli Dei cammino. Io sono il supporto di Mirta e Varuna, di Indra, di Agni e degli Ashvin.
2. Io animo il Soma eccitante, io sostengo Tvastar, Pusan, e Bhaga. Io accordo il successo a chi offre il sacrificio, al devoto e all’iniziato al Soma.
3. Io sono la sovrana, la detentrice di tutti i beni, la sapienza, l’adorabile. Io entro in ogni luogo e in molte forme, ovunque mi disponga il divino creatore.
4. Io nutro la creatura che vede, che respira, che ascolta parole sensate. Gli esseri abitano in me, sebbene non mi vedano: mi ascoltino, dunque, io sono la verità.
5. Da me provengono le parole e le storie che gli uomini e gli dei amano ascoltare. L’uomo prediletto da me prospererà, io lo faccio sacerdote, saggio, profeta.
6. Io tendo l’arco divino, io colpisco l’empio che infanga la parola. Tra la gente sollevo la lotta e riempio la terra e il cielo.
7. Io provengo dal profondo delle acque oceaniche, io porto Dio alla vetta del mondo. Mi espando nei mondi e in tutte le creature, e la mia fronte tocca il più alto dei cieli.
8. Il mio respiro è potente come il vento e la tempesta, con esso dispongo i mondi e gli esseri. Al di sopra della terra e dei cieli io domino con luminosa potenza e vastità.
Rg Veda, X, CXXV
venerdì 28 settembre 2012
Inno sul principio della creazione, dal Rg Veda
In quel momento non vi era né l’esistente, né il non-esistente.
Non vi era aria, né il cielo che è al di là.
Che cosa conteneva? Dove? Chi proteggeva?
C’era l’acqua, insondabile, profonda?
In quel momento non vi era né la morte né l’immortalità.
Non vi era segno della notte, né nel giorno.
L’Uno respirava, senza respiro, con il suo stesso potere.
Oltre a quello non vi era nient’altro.
In principio vi era oscurità nascosta da oscurità;
indistinguibile, tutto questo era acqua.
Ciò che era nascosto dal vuoto, l’Uno, venendo in essere,
sorse attraverso il potere dell’ardore.
In principio il desiderio venne prima di tutto,
che fu il primo seme della mente.
I saggi che cercavano nei loro cuori con saggezza
scoprirono il legame dell’esistente con il non-esistente.
La loro corda fu estesa attraverso:
che cosa c’era al di sotto e che cosa c’era al di sopra?
C’erano portatori di semi, c’erano poteri;
vi era energia al di sotto, e impulso al di sopra.
Chi lo sa veramente? Chi può qui dichiarare
da dove è stata prodotta, da dove viene la creazione?
Dalla creazione di questo universo gli Dei vennero successivamente:
chi allora sa da dove ciò è sorto?
Da dove questa creazione sia sorta,
se lui l’ha fondata oppure no:
lui che la sorveglia nel più alto dei cieli,
lui solo lo sa, o forse non lo sa.
Rg Veda X, 129
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