I nostri pensieri divengono il nostro mondo. Noi diventiamo ciò che pensiamo. Questo è l'eterno mistero. (Maitri Upanisad)

giovedì 24 febbraio 2011

Amrita Nada Upanisad (testo italiano)
















Upanishad sul suono mistico dell’immortalità

OM! Possa Egli proteggerci entrambi, possa Egli nutrirci entrambi, possiamo noi lavorare insieme con grande energia, possa il nostro studio essere vigoroso e portare frutti, possa non esserci mai conflitto tra noi!
OM! Che la Pace sia in me, che la Pace regni nel mio ambiente, che la Pace sia la forza che agisce su di me!
1. Il saggio che ha studiato le scritture e meditato su di esse più e più volte, fino a raggiungere l’intima conoscenza del Brahman, deve abbandonarle come una torcia che si è consumata.
2. Egli sale sul carro che è la sillaba OM con Vishnu come cocchiere, e parte verso la dimora celeste del Brahman (Brahmaloka), per rendere omaggio a Rudra in persona.
3. Ma il carro dell’OM è utile finché cammina lungo il percorso, arrivato alla fine della via praticabile bisogna abbandonare il carro e proseguire a piedi.
4. Abbandonando le lettere (Matra), i simboli (Linga) e i versetti (Pada), conservando soltanto la nasalizzazione silenziosa del M, si raggiunge la dimora sottile in cui regnano silenzio e invisibilità.
5. I cinque sensi e i loro oggetti, così come la mente, così versatile, non sono che delle redini tenute dall’Atman; chi conosce questo pratica il ritiro dei sensi.
6. Ritiro dei sensi (Pratyahara), contemplazione (Dhyana), controllo del soffio (Pranayama), concentrazione (Dharana), riflessione filosofica (Tarka), assorbimento meditativo (Samadhi), ecco le sei membra dello Yoga.
7. Come dalla fusione, le scorie dei minerali grezzi sono totalmente distrutte, così, con la ritenzione del soffio vitale, la sporcizia dei sensi è totalmente consumata.
8. Attraverso il controllo del soffio, la sporcizia è consumata; dal controllo del mentale (Dharana), sono consumati gli atti negativi; dalla ritrazione dei sensi sono dissolte le associazioni negative;con la concentrazione, spariscono gli attributi non luminosi.
9. Mantenendo il proprio pensiero su Ruchira, il Radioso, si svuota il proprio soffio e lo si riempie di nuovo, utilizzando i tre controlli del soffio: l’espiro, l’inspiro e la ritenzione.
10. La Gayatri (tat savitur varenyam, bhargo devasya dhimahi, dhiyo yo nah prachodayat) con la sua corona (OM apo jyoti raso mritam Brahman – acqua, luce, essenza, immortalità, Brahman), accompagnata dalla proclamazione dei tre mondi (bhur bhuvah svah) e dal Pranava Om, deve essere pronunciata per tre volte nel tempo di una respirazione completa: ecco cos’è il controllo del soffio.
11. Quando si espelle l’aria dai propri polmoni fino a fare uno spazio vuoto e senza respiro, e si trattiene questo vuoto, ecco cos’è l’espiro.
12. Come si beve stringendo le labbra attorno ad una cannuccia di loto, così lentamente bisogna inspirare l’aria, ecco cos’è l’inspiro.
13. Quando il soffio non si muove più verso l’esterno o l’interno e tutte le membra sono immobili e l’aria è mantenuta nei polmoni, ecco cos’è la ritenzione del soffio.
14. Guarda le forme manifeste come se fossi cieco, ascolta i suoni come se fossi sordo, considera il tuo corpo come un pezzo di legno, soltanto allora potrai esser detto Prashanta (pacificato).
15. Colui che immerge nell’Atman la propria mente (Manas) utilizzandola come organo di volontà desiderante (Sankalpa) e resta così a fissare il Sé, ecco cosa si chiama fissazione del mentale (Dharana).
16. La ricerca che non va incontro alla dottrina rivelata, è ciò che si chiama flessione filosofica (Tarka). L’identificazione con la verità, oggetto di meditazione perpetua, è invece ciò che si definisce essere assorti nella meditazione (Samadhi).
17-18. Su un terreno pulito, sedendo su un tappeto d’erba kusha, in un ambiente gradevole e privo di problemi, proteggendo il proprio spirito da ogni influenza negativa e pronunciando a bassa voce il mantra Ratha Mandala, si prenda con il corpo una posizione yogica (Padmasana, Svastikasana, Bhadrasana o un’altra postura seduta), e ci si rivolga col viso verso nord.
19. Chiudendo una narice e pressandola con il pollice si inala dall’altra, poi si immobilizza al proprio interno il soffio vitale Agni e si medita sulla sacra sillaba OM.
20. OM, la parola di una sola sillaba, è in verità Brahman, e l’energia dell’OM non deve essere rilasciata attraverso l’espiro. Meditando su questo suono divino molte e molte volte si purifica il proprio spirito da tutte le impurità.
21-22. Poi si medita seguendo il suono del mantra e si fa risalire il soffio vitale dall’ombelico attraverso i tre corpi, grossolano, fisiologico e sottile; volgendo il proprio sguardo sul proprio essere interiore, senza più guardare di lato, né in alto, né in basso, si rimane immobili, la schiena dritta; è così che si pratica lo Yoga con costanza.
23. L’unione meditativa che persevera a lungo senza tentennamenti lungo il condotto sacro di Sushumna, ecco cos’è la concentrazione. L’unione che dura per dodici unità sonore (matras) dell’OM è considerata come fissa, in armonia con il ritmo della respirazione.
24. Senza voce, né consonante né vocale, né gutturale né palatale, né labiale né nasale, né suono soffocato, ma pronunciato con ne labbra chiuse: così è l’Ekakshara, l’imperitura sillaba OM che risuona silenziosamente.
25. Seguendo la sillaba imperitura, si vede il percorso, e quello è il cammino attraverso cui si eleva il soffio vitale. Bisogna praticarlo frequentemente, affinché il cammino del suono apra il cammino del soffio.
26. Attraverso la porta del cuore (Anahata chakra), attraverso quella del soffio (Manipura), attraverso quella della testa, che conduce ai piani superiori (Sahasrara), si apre infine la porta della liberazione, il cerchio della ruota solare.
27-28. Contro la paura, contro la collera, contro l’ozio, contro l’eccesso di veglia o di sonno, contro l’eccesso o l’insufficienza di cibo, lo yogi deve montare la guardia con una costante vigilanza; se questa prescrizione è seguita permanentemente e lo yoga è praticato assiduamente secondo le regole, allora, senza alcun dubbio, lo yogi sentirà in sé la conoscenza, entro tre mesi.
29. Dopo quattro mesi, lo yogi è in presenza del divino, dopo cinque mesi è assorbito nella contemplazione del Brahman, dopo sei mesi, senza alcun dubbio, entra a sua volta nello stato di non-condizionamento assoluto (Kaivalya).
30-31. Con cinque unità sonore (moras), si diviene simili alla terra; con quattro, simili all’acqua; con tre, simili al fuoco; con due, simili all’aria; con una unità sonora, si diviene simili allo spazio etereo (Akasha), allora bisogna continuare a meditare sulla metà della sacra sillaba (Ardha-matra, rappresenta il suono “mmmmmm” dell’OM ) e realizzare l’unione del mentale all’Atman; allora l’Atman dimora in Se stesso e medita su Se stesso.
32. In uno spazio largo trenta dita risiede il principio della vita (Prana) con le sue cinque ramificazioni  (prana, apana, vyana, udana, samana); è il soffio, così è detto perché si apre come terreno di attività all’aria esterna (Vayu).
33. Centrotredici moltiplicato per mille, più centoottanta volte, il soffio compie il suo inspiro ed il suo espiro nell’intervallo di un giorno ed una notte.
34-35. Dei cinque soffi, il primo, Prana, risiede nel cuore, l’Apana negli intestini, il Samana nella regione ombelicale e l’Udana nella gola; infine è il Vyana che, continuamente, circola, reggendo tutte le membra. Esamineremo ora il colore dei cinque soffi.
36-37. Il Prana evoca per la sua sfumatura una gemma preziosa di colore rosso, l’Apana ha una sfumatura rossastra, simile all’insetto Indragopa, la coccinella, il Samana splende nel ventre come un cristallo di montagna dai riflessi bianchi, come il latte della mucca, l’Udana è di un giallo pallido, il Vyana ha le tinte della fiamma.
38. Colui il cui soffio compie il suo percorso attraverso tutta questa catena e continua la sua ascesa attraverso la corona della testa, poco importa il luogo ove morirà, non rinascerà mai più. No, non rinascerà mai più!
OM! Possa Egli proteggerci entrambi, possa Egli nutrirci entrambi, possiamo noi lavorare insieme con grande energia, possa il nostro studio essere vigoroso e portare frutti, possa non esserci mai conflitto tra noi!
OM! Che la Pace sia in me, che la Pace regni nel mio ambiente, che la Pace sia la forza che agisce su di me!

martedì 15 febbraio 2011

Soundarya Lahari di Adi Sankaracharya


Onde di bellezza
inno a Shakti di Adi Sankaracharya

Shivah shakthya yukto yadi bhavati shaktah prabhavitum
Na chedevam devo na khalu kusalah spanditum api
Atas tvam aradhyam Hari-Hara-Virincha dibhir api
Pranantum stotum vaakatham akrta-punyah prabhavati.

Shiva soltanto unito a Shakti, Shivah shakthya yukto yadi,
può creare con l’energia del mondo, bhavati shaktah prabhavitum,
Senza la dea Shakti, Na chedevam, il dio Shiva infatti non potrebbe nemmeno muoversi, devo na khalu kusalah spanditum api,
Perciò coloro che ti adorano, Atas tvam aradhyam, nelle opposte forme della realtà, Hari-Hara-Virincha dibhir api,
cantano le tue preghiere, Pranantum stotum vaakatham, e fanno opere meritorie, akrta-punyah prabhavati.


Avidyanam mantas-timira-mihira dvipa-nagari
Jadanam chay-tanya-stabaka makaranda sruti smrti
Daridranam cintamani-gunanika janma-jaladhau
Nimaghanam damshtra mura-ripu-varahasya bhavati.

La sabbia  della tua isola, dvipa-nagari,
dissolve l’oscurità dalla mente dell’ignorante, Avidyanam mantas-timira-mihira,
il tuo nettare dei Veda e della memoria, makaranda sruti smrti,
del germoglio ombreggiato da Shiva, chay-tanya-stabaka,
risveglia l’apatico, Jadanam,
le gemme delle virtù del tuo oceano, cintamani-gunanika janma-jaladhau, arricchiscono il povero, Daridranam,
sei come la forma del cinghiale Varaha , mura-ripu-varahasya bhavati,
che fa emergere chi è annegato, Nimaghanam damshtra.


Sudha-sindhor madhye sura-vitapi-vati parivrte
Mani-dvipa nipo'pavana-vati cintamani-grhe
Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam
Bhajanti tvam dhanyah katichana cit-ananda-laharim.

In mezzo all’oceano del nettare, Sudha-sindhor madhye,
nell’isola dei gioielli circondata, parivrte Mani-dvipa,
dai sacri alberi dei desideri e del soffio vitale, sura-vitapi-vati nipo'pavana-vati,
nella casa delle gemme del pensiero, cintamani-grhe,
seduta in cima al più alto trono di fico di Shiva il dispensatore, Shivaakare manche Parama-Shiva-paryanka-nilayam,
Colei che è come l’onda della beatitudine, cit-ananda-laharim
è venerata dai più virtuosi tra gli eletti, Bhajanti tvam dhanyah katichana.

OM Shanti, Shanti, Shanti


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sabato 12 febbraio 2011

Yoga Sutra di Patanjali (testo italiano)




L'opera di Patanjali si compone in 196 sutra (versi), divisi in quattro sezioni:

    Samadhi Pada (51 sutra): analizza le otto membra dello Yoga: Yama (astinenze), Niyama (osservanze), Asana (posizioni), Pranayama (controllo della respirazione), Pratyahara (ritrazione dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione), fino al raggiungimento del Samadhi, lo stato in cui vi è completa assenza di qualsiasi modificazione mentale, l'unione con il Sé universale.

    Sadhana Pada (55 sutra): illustra la teoria dei klesa e le prime cinque tecniche Yoga (bahiranga, ovvero esteriori).

    Vibhuti Pada (56 sutra): illustra le tre rimanenti tecniche (antaranga, ovvero interiori).

    Kaivalya Pada (34 sutra): espone i problemi filosofici essenziali dela conoscenza e della pratica yogica.

La parola sutra significa anche legame o sequenza, ed indica come l'opera sia un susseguirsi ininterrotto di idee, come i grani di una mala. Questa scrittura è detta anche Yoga Darshana, che significa "il processo di vedere attraverso lo Yoga", ma si tratta di una vista che va oltre l'uso dei sensi, è un vedere l'invisibile, oltre la comune percezione.

Swami Satyananda Saraswati narra un aneddoto significativo, per spiegare come porsi di fronte ad una tale opera:

Un giorno due pandit (eruditi) entrarono in un ashram per partecipare ad un satsang e, essendo stati i primi a giungere, presero posto direttamente dinanzi al guru. Inizialmente il satsang riguardò gli asana, il pranayama e altre pratiche di Yoga, ma dopo un certo tempo i due pandit si rivolsero al guru affermando di essere venuti da molto lontano per discutere di argomenti più importanti, in particolare delle implicazioni filosofiche del samadhi secondo Patanjali. Uno dei due pandit sosteneva la totale uguaglianza tra il nirbija-samadhi e il asamprajnata-samadhi, mentre l'altro ne proclamava con convinzione la diversità. In breve tempo il dibattito si fece molto acceso e il tono dei due si alzò pericolosamente, mentre il guru, non avendo la possibilità di intervenire, sedeva in silenzio.
Mentre la discussione si protraeva una grossa mucca, caracollando attraverso il prato, si portò proprio dietro ai due uomini e si accovacciò placidamente, come se volesse prendere parte anch'essa al diverbio, e mentre tutti gli altri si mostrarono molto sorpresi dinanzi a questo spettacolo, i pandit, presi com'erano dalle proprie argomentazioni, non se ne avvidero nemmeno. La mucca dal canto suo sembrava vivamente interessata alle parole degli uomini, che pareva ascoltare con grande attenzione, finché improvvisamente si decise e muggì con veemenza la sua approvazione. I due litiganti balzarono in piedi spaventatissimi, a corto di parole per la prima volta dall'inizio del giorno e, tra il divertimento generale, videro la mucca che lentamente si alzava e si allontanava, probabilmente in cerca di un altro satsang da qualche altra parte.

Quella saggia mucca mostrò a tutti che gli Yogasutra di Patanjali non furono concepiti e scritti per essere dibattuti intellettualmente, bensì per spiegare il processo e mostrare alcune tecniche per elevare la propria consapevolezza, esplorare le potenzialità della propria mente fino ad arrivare a trascenderla.

Yoga Sutra (testo italiano integrale)

martedì 8 febbraio 2011

Paramahamsa Upanisad (testo italiano)
















Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!

"Qual è il cammino del Paramahamsa Yogi e quali sono i suoi doveri?" chiese Narada a Brahma (il Creatore). Il Signore rispose: Il cammino dei Paramahamsa di cui chiedi è il più difficile; non conta invero molti esponenti, anzi, è tanto che se ne trovi uno solo. In verità, questi resta saldo nell'eternamente puro Brahman; egli è realmente il Brahman insegnato nei Veda - questo è quanto comprendono i conoscitori della Verità; egli è il più grande poiché ha fissato saldamente la sua mente in Me; e io, perciò, abito sempre in lui. Avendo rinunciato ai figli, agli amici, alla moglie e alle relazioni umane, abbandonati lo Shika, il sacro cordone, lo studio dei Veda, tutte le opere come anche questo universo, egli potrà usare il Kaupina, il bastone e un minimo di abiti per lo stretto sostentamento del corpo e per il bene di tutti. Ma non finisce così. Se chiedi come finisce, ecco quanto segue:

Il Paramahmsa non porta neanche il bastone, non il ciuffo di capelli, non il sacro cordone o altri abiti. Egli non soffre né il freddo né il caldo, né la felicità né l'afflizione, né l'onore, né il disonore, ecc. Si dice che egli sia giunto oltre la portata delle onde dell'oceano-mondo. Abbandonati tutti i pensieri attorno a calunnia, superbia, gelosia, ostentazione, arroganza, attaccamento o antipatia per qualsiasi oggetto, abbandonati gioia e dolore, brama, rabbia, avidità, auto-inganno, invidia,  euforia, egoismo e simili, egli considera il corpo quale un cadavere, poiché ha completamente distrutto l'idea stessa del corpo. Essendo eternamente libero dalla principale causa di dubbio, discordia e falsa conoscenza, realizza l'Eterno Brahman in sé stesso, con la consapevolezza: "Io sono Quello, Io sono Colui che è eternamente calmo, immutabile, indiviso, essenziato di conoscenza e di beatitudine, Quello solo è la mia reale natura". Solo questa conoscenza (Jnana) è il suo Shika, il solo sacro cordone. Attraverso la conoscenza dell'unità tra il Jivatman e il Paramatman, la distinzione tra i due scompare completamente. Questa (unione) è la cerimonia del suo Sandhya.

Colui che rinuncia a tutti i desideri trova la sua suprema dimora nell'Uno-senza-secondo, colui che porta il bastone della conoscenza è il vero Ekadandi. Ma quello che reca un mero bastone di legno, che si diletta di ogni genere di oggetti sensibili ed è privo di Jnana, va a un orribile inferno chiamato Maharauravas. Comprendendo la differenza tra questi due si diventa Paramahamsa.

I punti cardinali sono i suoi soli abiti, egli non si inchina davanti a nulla, non offre oblazioni ai Pitris (Mani), non biasima nessuno e nessuno onora - il Sannyasin lascia la sua volontà indipendente. Per lui non ci sono invocazioni a Dio, nessun cerimoniale di osservanza; non Mantra, non meditazioni, né devozione; per lui non esistono il mondo fenomenico né Quello che è inconoscibile; egli non vede la dualità né percepisce l'unità. Egli non vede "io" né "tu" né altro. Il Sannyasin non ha casa. Egli non accetterà oggetti di valore, d'oro o simili, e non avrà con sé dei discepoli. Se si chiede quale danno ci sia nell'accettare qualcosa, (la risposta è) sì, si fa danno in questo modo. Perché se il Sannyasin guarda l'oro con desiderio, fa di sé stesso l'uccisore del  Brahman; perché se il Sannyasin tocca l'oro con desiderio, diviene degradato come un Chandala; perché se prende l'oro con desiderio, fa di sé stesso l'uccisore dell'Atman. Perciò il Sannyasin non deve guardare, toccare o prendere oro con desiderio. Tutti i desideri della mente cessano di esistere (e di conseguenza) non è agitato dal rimorso e non ha bisogno di felicità; giunge quindi l'abbandono degli attaccamenti agli oggetti dei sensi ed egli è sempre distaccato dalla buona e dalla cattiva sorte, (quindi) non odia e non si rallegra. La tendenza estroversa degli organi di senso si ritrae in colui che risiede nell'Atman soltanto. Realizzando "Io sono quel Brahman che è l'Uno Infinito Consapevolezza e Beatitudine" si ottiene la fine dei desideri, realmente si ottiene la fine dei desideri.

Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!

Qui finisce la Paramahamsopanishad che si trova nel Sukla-Yajur-Veda.

domenica 30 gennaio 2011

Mahishaasura Mardhini



 









Ayi giri nandini nandita medini vishva vinodini nandinute
Giri vara vindhya shirodhini vaasini vishnu vilaasini jisnunute
Bhagavati hey shiti kantha kutumbini bhuuri kutumbini bhuuri krite
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
 
 O Durga figlia delle montagne, che rendi felice la Terra e riempi di gioia l’Universo, sia lode alla tua bellezza!
Tu che dimori sulla cima delle elette montagne Vindhya e risplendi per ogni luogo, sia lode alla tua vittoria!
O Divina, origine della tua stirpe, madre di molte stirpi e artefice di molte cose,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!


 
Suravara varshini durdhara dharshini durmukha marshini harsharatey
Tribhuvana poshini shankara toshini kalmasha moshini ghosharate
Danujani roshini ditisuta roshini durmada shoshini sindhusute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
 
Dono divino, piovuta dal cielo per impedire l’inevitabile, colpisci il mostro con ardente furore,
Nutrice dei tre mondi, rendi felice chi è ispirato da Shiva, con il tuo grido di battaglia liberi dall’impuro,
O figlia delle acque, prosciughi la superbia dei furiosi demoni della stirpe di Danu e della progenie di Diti,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!


 
Ayi jagadamba madamba kadamba vanapriya vaasini haasarate
Shikhari shiromani tunga Himaalaya shringa nijaalaya madhyagate
Madhu madhure madhu kaitabha ganjini kaitabha bhanjini raasaratey
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini, Ramya Kapardini Shailasute
 
O Madre del mondo, Madre divina, rendi profumato l’albero Kadamba dell’amata foresta, con il tuo sorriso,
Tu sei la più elevata delle più alte cime dell’Himalaya, la più importante al centro delle vette,
La più dolce di ogni dolcezza, custode dei tesori di Madhu e Kaitabha che hai fermato con la tua danza gioiosa,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!

 
Ayi shatha khanda vikhandita runda vitundita shundaa gajaadhipate
Ripu gaja ganda vidaarana chanda paraakrama shundaa mrigaadhipate
Nija bhuja danda nipaatita khanda vipatita munda bhataadhipate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
 
O Durga, distruggi in mille pezzi i malvagi, li arresti colpendone le schiere, (con la forza) di chi comanda gli elefanti,
Colpisci alle tempie il nemico, con il coraggio e le sembianze di chi comanda tutti gli animali,
Con l'aiuto della sua proboscide, abbatti e distruggi il cranio di chi comanda i nemici,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!

 
Ayi rana durmada shatru vadhodita durdhara nirjjara Shakti-bhrute
Chatura vichaara dhurina Mahaa Shiva duuta krita Pramathaadhipate
Durita duriha duraashaya durmada Dhaanava duuta kritaantamate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
 
O Dea dalla grande forza divina, distruggi in battaglia i nemici più superbi e imbattibili,
Comandi sugli Spiriti messaggeri al servizio del Grande Shiva, tanto abili nel pensiero da non poter essere soggiogati,
Sei la fine dei messaggeri dei demoni, di coloro che sono guidati dalla cattiveria e dai pensieri malvagi,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!

 
Ayi sharanaagata vairi vadhu vara viira vara abhaya daayaakare
Tribhuvana mastaka shuula virodhi shirodhi kritaamala shuulakare
Dumi dumi taamara dundubhi naada maho mukhari krita tigmakare
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
 
O eterna protettrice delle spose dei nemici e dispensatrice di benefici ai coraggiosi e agli eroi,
Con la tua lancia splendente colpisci alla testa chi punta la lancia contro i tre mondi,
Appassionata come il sole all’impetuoso risuonare dei tamburi!
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!

 
Ayi Nija Huum-Kriti Maatra Niraa-Krita Dhoomra Vilochana Dhoomra Shate
Samara Vishoshita Shonita Beeja Samudh-Bhava Shonita Beejalate
Shiva Shiva Shumbha Nishumbha Mahaa-Hava Tarpita Bhoota Pishaa-Cha-Rate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Dhanu-Ranu Sangara Nakshana Sanga Pari-S-Pura Danga Natat-Kata-Ke
Kanaka Pishanga Prishat-Ka Nishanga Rasadh Bhata Shanga Hataa Batwoo-Ke
Krita Chatu Ranga Balakshiti Ranga Gatad Bahu Ranga Ratad Batuke
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
 
Suralala Laataka Kheita Khei Kritabhina Yodara Nrityarate
Krita Kuputak Kupo Tokada Daadhi Kataala Kuthuha-Lagaanarate
Kutu-Kuta Jhupkuta Dhimdhimmi Dath Dhwani Dheer Amritam-Gani Naadharate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Jaya Jaya Japya Jaye Jaya Shabda Parastuti Tatpara Vishvanute
Bhana-Bana Bhimjimi Bhimkrita Noopura Sinjita Mohita Bhootapate
Natita Nathaar Dhala Teelata Nayaka Natitha Naatya Sugaanarate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Ayi Sumanah Sumanah Sumanah Sumanah Sumanohara Kaantiyute
Shrita Rajani Rajani Rajani Rajani Rajanikara VaktraVrite
Suna-Yana-V Bhramara Bhramara Bhramara Bhramara Bhramaraadhipate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Sahita Mahaa-Hava Mallama Tallika Mallita Rallaka Mallarate
Vira-Chita Vallika Pallika Mallika Bhillika Bhilika Varga Vrite
Sita Krita Pulli Samulaa Sitaa-Runa Tallaja Pallava Sallalite
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Avi-Rala Ganda Galanmada Medura Mataa Matan-Gaja Raajapate
Tribhuvana Bhooshana Bhoota Kalaanidhi Roopa Payoonidhi Raajasute
Ayi Suda Teejana-Laala Samaana Samohana Manmatha Raajasute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Kamala Dalaamala Komala Kaanti Kalaa Kalee-Taamala Bhaalalate
Sakala Vila Sakalaa Nilaya-Krama Keli Chalat-Kala Hum-Sakule
Ali-Kula San-Kula Kuvalaya Mandala Mauli Miladh Bahu-Laalikule
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Kara Muralee Rava Veejita Koojita Lajjita Kokila Manjumate
Milita Pulin-Da Manohara Gunjita Ranjita Shaila Nikujagate
Nija-Guna Bhoota Mahaa Shabari-Gana Sadh-Guna Sambhrita Kaylee-Tale
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Kati-Tatha Peeta Dukoola Vichitra Mayo-Krati Ras-Krita Chandra Ruche
Pranata Suraa-Sura Mauli Manis-Phura Dum-Shula Sannaka Chandra Ruche
Jita Kana-Kaar-Chala Mauli Padorjita Nirbhara Kunjara Kumbha-Kuche
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
 
Vijita Sahasra Karaika Sahasra Karaika Sahasra Karaikanute
Krita-Sura Taaraka Sangara Taaraka Sangara Taaraka Soonusute
Surata Samaadhi Samaana Samaadhi Samaadhi Samaadhi Sujaatarate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Padakamalam Karuna Nilaye Vari Vasyati Yonudhi Numsa Shive
Ayi Kamale Kamala Nilaye Kamala Nilayah Sakatham-Na-Bhavaith
Tava Pada-Maay-Va Param Pada-Mitya-Nu Sheelaya Tomama Kimna Shive
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Kanakala Satkala Sindhu Jalairanu Sinji-Nute Guna Ranga-Bhuvam
Bhaja-Tisa Kim-Nasha Chee-Kucha Kumbha-Ka Teepa Hiram Bha-Su-Kaa-Nu Bhavam
Tava Charanam Sharanam Kara-Vaani Nataa-Mara-Vaani Nivaasi Shivam
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Tava Vima-Laindu Kulam Vada-Laindu Malam Sakalam Nanu Koolayate
Kimu Puru Hoota Puraindru MukeSu MukeBiraSu Vi-Mukey Kriyate
MamaTuma-Tam Shiva Naama Dhane Bhavati Kripayaaki Mutak Kriyate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute

Ayi Mayi Deena Dayalu Daya Kripa Yai-Vatva-Ya Bhavi Tavyamume
Ayi Jagato Janani Kripayaasi Yathaasi Tatha-Nu Mitaasi-Rate
Yadu-Chita Mat-Ra Bhavat Murali Kuru Taaduru Taapama Paakurute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
 

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Durgā (colei che difficilmente si può avvicinare) è l’incarnazione dell’energia creativa femminile (Shakti), ha in sé entrambi i poteri di creazione e distruzione. Secondo il racconto del Devi Mahatmyam del Markandeya purana, la forma di Durga fu creata come dea guerriera per combattere e distruggere il demone Mahishasura, che aveva avuto da Brahma la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. Mahishasur, che era nato dall’unione tra il re dei demoni Rambha e un bufalo d’acqua, poteva cambiare forma da umana a bufalo (mahisha significa proprio bufalo) e aveva sconfitto tutti gli dei e scatenato un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Poiché solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dei e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga, che lo sconfisse il decimo giorno della luna piena.




lunedì 24 gennaio 2011

Shiva samhita: lo yoga spiegato da Shiva (testo italiano)














La Shiva-samhitâ, propriamente "collezione di Shiva", è suddivisa in cinque patala (sezioni, capitoli) per un totale di 540 strofe. Shiva espone la sua dottrina a Pârvatî, che interviene raramente, ponendo qualche domanda.
Il primo capitolo è di carattere introduttivo: si afferma che solo il jnâna esiste, il resto è pura illusione. Si ritorna sull'inconsistenza del mondo, che appare reale solo ai nostri sensi, mentre l'unica realtà è il Brahman, sat (essere), cit (coscienza), ânanda (beatitudine). Una serie di similitudini chiariscono la natura della realtà fenomenica, frutto di mâyâ e di avidyâ.
Il secondo capitolo raffigura il corpo come microcosmo, descrive le nâdî e i chakra. Quando lo yogi arriva a comprendere l'identità del Sé con lo Spirito universale, il Brahman, allora i tattva, cioè le categorie attraverso cui si manifesta il mondo, si dissolvono e appare l'unica realtà, la pura soggettività, Shiva.
Con il terzo capitolo inizia l'esposizione delle tecniche hathayoghiche; dopo un accenno ai soffi o respiri (vâyu), che circolano attraverso il corpo umano portando energia, viene ribadita la necessità dell'insegnamento impartito da un maestro, al quale il discepolo deve rispetto e obbedienza; quindi si elencano le condizioni che rendono possibile la riuscita dello Yoga, si parla del prânâyâma; passando poi a illustrare le âsana, se ne enumerano ottantaquattro, ma se ne descrivono quattro: siddhâsana, padmâsana, ugrâsana, svastikâsana.
Il quarto capitolo è dedicato alle mudrâ, ossia tecniche atte al risveglio della Kundalinî. Esposte le caratteristiche della yonimudrâ, ne vengono elencate e descritte altre dieci: mahâmudrâ, mahâbandha, mahâvedha, khecarî, jâlandhara, mûlabandha, viparîtakrti, uddîyâna, vajronî, shaktichâlana.
Nel quinto capitolo il discorso si rivolge agli ostacoli che il praticante incontra sulla via dello Yoga - ostacoli costituiti sia dall'attaccamento ai beni materiali, sia dal ritualismo, sia dalla conoscenza stessa - poi ai quattro tipi di Yoga, all'invocazione dell'ombra, all'ascolto del suono interiore, alla dhâranâ, ai chakra, al râja-yoga e al mantra.

leggi la Shiva-samhitâ (testo italiano integrale)

mercoledì 19 gennaio 2011

Adhyatma Upanisad (testo italiano)















Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!

Nel piccolo spazio interno del cuore è situato l'Unico non nato.
La terra è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso la terra, la terra non Lo conosce.
L'acqua è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'acqua, l'acqua non Lo conosce.
Il fuoco è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso il fuoco, il fuoco non Lo conosce.
L'aria è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'aria, l'aria non Lo conosce.
L'etere è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'etere, l'etere non Lo conosce.
La mente è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso la mente, la mente non Lo conosce.
L'intelletto è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'intelletto, l'intelletto non Lo conosce.
L'io è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'io, l'io non Lo conosce.
Gli oggetti dei sensi sono il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso gli oggetti dei sensi, gli oggetti dei sensi non Lo conoscono.
L'immanifesto è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'immanifesto, l'immanifesto non Lo conosce.
L'immortale è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'immortale, l'immortale non Lo conosce.
La Morte è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso la Morte, la Morte non Lo conosce.
Egli, perciò, è il Sé interiore di ogni essere, senza peccato, trascendente, luminoso, il solo Narayana.

La sovrapposizione consiste nel pensiero: "io sono il corpo, i sensi e il resto", che invece sono altro dal Sé. Con la devozione al Brahman, l'uomo saggio deve disfarsi di tutto questo. Conoscendosi quale soggetto, testimone dell'intelletto e delle sue operazioni, si abbandoni l'idea che il Sé sia altro dal soggetto, identificando l'"io" con il soggetto). Rifiutando il conformismo con il mondo, il corpo e le Scritture, si rimuovano le sovrapposizioni al Sé.

La mente dello Yogi si dissolve se egli resta senza interruzioni soltanto nel Sé, comprendendo, attraverso il ragionamento, i detti delle Scritture e attraverso l'esperienza che uno solo è il Sé di tutti gli esseri. Senza concedersi nemmeno un attimo né un appiglio per il sonno, il pettegolezzo, lo scambio verbale e simili, dimentichi di sé, si mediti sul Sé nel sé. Gettando da parte le preoccupazioni per il corpo e la progenie, non si reputi il proprio stato migliore di quello di un fuori casta, si ricerchi la pienezza con la conoscenza del Brahman.

Il sé individuale si dissolve nel Supremo Sé come lo spazio contenuto in una brocca si dissolve nello spazio infinito, allo spezzarsi del contenitore; poi, o saggio, come l'Infinito resta per sempre in silenzio. Divenuto l'auto-luminoso Sostrato, l'Essere, rigetta il macrocosmo e il microcosmo quali luoghi di impurità. Collocato il corpo dettato dal senso dell'io nell'eterna beatitudine del Sé, rinuncia al corpo sottile; sii eternamente l'Assoluto.

Conoscendo "io sono quel Brahman" in cui si vede questo mondo apparente come una città riflessa in uno specchio, trova la pienezza, o senza peccato! Libero dai blocchi dell'egoismo, come la luna risplende in pienezza, si perviene all'essenza del sé, sempre beato, auto-luminoso. La distruzione delle azioni conduce a quella del pensiero; in questo modo ne risulta l'indebolimento delle predisposizioni innate (all'azione). La scomparsa delle predisposizioni innate è la liberazione; questo è ritenuto la liberazione in vita.

In ogni luogo e certamente, percependo ogni cosa Spirito si giunge alla dissoluzione degli impulsi innati e si rinforza l'attitudine alla benevolenza universale. Non si deve mai essere disattenti nell’attenzione a Brahman; "la disattenzione è morte" hanno decretato i filosofi del Brahman a proposito della conoscenza. Come un giunco d'acqua, sebbene trattenuto alla radice, non è mai fermo, neppure per un momento, così Maya senza sosta avviluppa persino il più saggio degli uomini se quello distoglie lo sguardo dalla Verità.

Colui che conquista l'Assoluto in vita permane nell'assoluto dopo la morte. Radicato nella concentrazione, o senza peccato, rimani fermamente stabile. Con la visione del Sé non duale, attraverso la pacificazione della concentrazione, avviene la dissoluzione senza residui dei nodi dell'ignoranza del cuore. Rafforza il senso del Sé con l'esperienza diretta e rifiuta l'esperienza dell'ego; resta indifferente a tutto questo, come ad oggetti quali brocche e vestiti.

Tutte le cose, da Brahma alle zolle d'erba, sono soltanto sovrapposizioni illusorie. Distinto da esse, vedi il Sè esistente come la pienezza immutabile. Il Sè è Brahma, Vishnu, Indra e Shiva; l'intero universo è il Sé; non c'è nulla oltre al Sé. Dopo avere escluso tutti gli oggetti apparenti sovrapposti al proprio Sé, si rimane soli come il Supremo Brahman, pieno, non duale, senza agitazione.

Il mondo è un postulato, tanto prezioso quanto inesistente, all'interno dell'unica Realtà immutabile, senza forma, senza qualificazioni; da dove proviene la distinzione? (Nell'unica Realtà) priva di distinzioni quali il soggetto percipiente e la cosa percepita e di tutte le sofferenze, nell'assoluta pienezza spirituale, è il Sé, come nell'oceano della dissoluzione del cosmo, da dove proviene la distinzione? L'oscurità implicita in Esso, come lo è nella luce, è la causa dell'illusione. Da dove proviene la distinzione nella suprema Realtà non duale e senza qualificazioni?

In tale uniforme e suprema Realtà, come può sussistere l'agente della differenziazione? Nel sonno profondo, dove non vi è altro che beatitudine, chi ha mai percepito differenze?
La percezione della differenza è radicata nella mente (percipiente); non vi è nulla di tutto questo in assenza della mente. Dunque, si concentri la mente nel supremo Sé quale soggetto.
Avendo realizzato il Sé quale beatitudine imparziale dell'essenza individuale, si potrà assaporare la beatitudine senza tempo che è il Sé, nell'esterno come nell'interno.

Il frutto del distacco è la conoscenza: il frutto della conoscenza è il ritiro. L'esperienza del Sé quale beatitudine reca la pace, dunque, la pace è frutto del ritiro. Senza lo stato conseguente, i precedenti sono vani, invero. La cessazione è suprema soddisfazione; la beatitudine incomparabile è spontanea. Il senso esplicito della parola "Tat" ha Maya come Suo attributo; Egli è la causa del mondo. Le Sue caratteristiche sono l'onniscienza e le altre; la trascendenza, l'essenziale Verità e così via.

Il senso esplicito della parola "Tvam" è consapevolezza mista alla mente. Solo attraverso la rimozione di Maya (illusione) e avidya (ignoranza), si può indicare lo Spirito supremo, l'indifferenziato Sat – Cit - Ananda. "Ascoltare" significa ricercare attraverso le sentenze il loro significato. Dall'altra, "pensare" consiste nel cogliere la loro validità con la ragione.

"Meditazione" è invero l'attenzione esclusiva della mente (sul significato) reso indubitabile attraverso l'ascolto e il ragionamento. "Concentrazione" si dice della mente che, superato il dualismo tra soggetto meditante e meditazione, gradualmente si stabilizza esclusivamente nell'oggetto della meditazione ed è come una fiamma al riparo dal vento. Le modificazioni della mente in relazione al Sé sono sconosciute in questo stato; possono solo essere inferite in relazione al passato, dopo che si è superato lo stato del Samadhi.

I debiti karmici, accumulati in questa esistenza trasmigratoria senza inizio, si dissolvono attraverso la concentrazione: quando la pura virtù inizia a emergere. I conoscitori dello Yoga chiamano questa concentrazione la nube della virtù, fino a che si dissolve nella pioggia della virtù, e in migliaia di fiumi. Quando il carico delle tendenze innate si è dissolto senza lasciare residuo, grazie alla nube di virtù, e i semi karmici, buoni e cattivi, sono stati totalmente sradicati, la sapienza delle scritture, che prima risplendeva immediata, ora senza ostacoli, porta l'immediato risveglio, nitido come un frutto posto sul palmo di una mano.

Il non ricorrere degli impulsi relativi agli oggetti di godimento segna l'acme del distacco. La vetta del risveglio è data dal non ricorrere del senso dell'ego. L'acme del ritiro è dato dal non ricorrere degli impulsi latenti. Questo è l'asceta dalla stabile conoscenza che gode per sempre della beatitudine; Colui il cui sé è unito al Brahman soltanto; che è immutabile e quieto. La saggezza (prajna) è definita quale la stabilità dello spirito il cui contenuto è l'unità del Brahman e dell'Atman senza attributi. Colui che possiede questa saggezza ininterrottamente, è liberato in vita.

Chi non possiede il concetto di "io" in relazione al corpo e ai sensi; né il concetto di oggetto in relazione a cose diverse da essi - chi è libero da questi due concetti in relazione a qualsiasi cosa, è liberato in vita. Chi, nella sua saggezza, non percepisce differenze tra soggetto e Brahman; chi non fa riferimento al creatore o alla creazione, è liberato in vita. Colui il cui atteggiamento resta identico che venga onorato dai virtuosi o perseguitato dagli stolti, è liberato in vita.

Colui che ha realizzato la verità di Brahman non subisce più la trasmigrazione, come avviene prima; se questo invece accade, la verità non è stata ancora realizzata; questi è ancora estrovertito. Fino a che perdura l'esperienza del piacere e simili, il karma operativo dal passato continua a persistere. Le azioni causali precedono sempre l'accadere degli effetti; mai si verificano effetti non preceduti da azioni. Come conseguenza dell'esperienza "io sono Brahman", il karma accumulato nel corso dei secoli si dissolve, come le azioni compiute nei sogni si dissolvono al risveglio.

Come nello spazio non esistono appigli a cui attaccarsi, così per il saggio, che conosce il Sé come indipendente e indifferente, le azioni future non hanno presa nello stadio finale. Come lo spazio non è infettato dall'odore di un liquore sebbene tocchi la brocca (in cui il liquore è contenuto) così il Sé non è inquinato dalle attribuzioni sovrapposte. Il karma accumulato prima del sorgere della consapevolezza non è eliminato in conseguenza della consapevolezza; si produrrà l'effetto determinato, come una freccia raggiunge il bersaglio verso cui è lanciata.

La freccia lanciata per colpire ciò che è stato individuato come una tigre non si ferma, sebbene si comprenda, poi, che si trattava di una vacca; il bersaglio viene colpito con tutta la forza. "Io sono senza età", "io sono immortale" - come può colui che conosce il Sé, che lo è e lo vive, produrre altro karma? Queste operazioni si verificano solo quando si cade nell'errore di identificare il Sé con il corpo. La considerazione del corpo quale Sé è impropria; dunque si rifiuti (la nozione) delle azioni passate e del loro effetto.

La costruzione di azioni passate e di effetti è, invero, un'illusione relativa al corpo. Come può una sovrapposizione essere reale? Come può nascere ciò che non è reale? Come può perire ciò che non è reale? Come può essere operativo ciò che non è reale?
Per rispondere ai dubbi degli ignoranti che domandano come mai il corpo sopravviva se tutti gli effetti dell'ignoranza e le sue cause cono stati distrutti dalla conoscenza, la Sruti, con lungimiranza, propone le teoria dell'operatività delle azioni passate; non per suggerire ai saggi che il corpo e il resto sono reali.

Una totale pienezza, senza inizio e senza fine, senza misura e senza cambiamento. Unica massa di essere e intelligenza, eterna beatitudine, imperitura, Con la sola sostanza del soggetto, pieno, senza fine, osservatore di tutto, che non può essere sfuggito o dimensionato, tenuto o ancorato, Al di là delle forze inerti e delle azioni, sottile, certo, perfetto; la cui essenza è al di là del pensiero, al di là della mente e delle parole; Esistente, pieno, auto-evidente, puro, cosciente e incomparabile. Solo uno è il Brahman non-duale; non vi è alcuna pluralità.

Questo insegnamento fu impartito ad Apantaratama. Questi lo impartì a Brahma, che lo passò a Ghorangiras. Quest'ultimo lo diede a Raikva e Raikva a Rama. Rama l'ha insegnato a tutti gli esseri. Queste sono le istruzioni per il Nirvana; queste sono le istruzioni dei Veda. Questo è l'insegnamento segreto.

Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!

Qui finisce la Adhyatmopanishad contenuta nello Sukla-Yajur-Veda.