I nostri pensieri divengono il nostro mondo. Noi diventiamo ciò che pensiamo. Questo è l'eterno mistero. (Maitri Upanisad)
sabato 12 febbraio 2011
Yoga Sutra di Patanjali (testo italiano)
L'opera di Patanjali si compone in 196 sutra (versi), divisi in quattro sezioni:
Samadhi Pada (51 sutra): analizza le otto membra dello Yoga: Yama (astinenze), Niyama (osservanze), Asana (posizioni), Pranayama (controllo della respirazione), Pratyahara (ritrazione dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione), fino al raggiungimento del Samadhi, lo stato in cui vi è completa assenza di qualsiasi modificazione mentale, l'unione con il Sé universale.
Sadhana Pada (55 sutra): illustra la teoria dei klesa e le prime cinque tecniche Yoga (bahiranga, ovvero esteriori).
Vibhuti Pada (56 sutra): illustra le tre rimanenti tecniche (antaranga, ovvero interiori).
Kaivalya Pada (34 sutra): espone i problemi filosofici essenziali dela conoscenza e della pratica yogica.
La parola sutra significa anche legame o sequenza, ed indica come l'opera sia un susseguirsi ininterrotto di idee, come i grani di una mala. Questa scrittura è detta anche Yoga Darshana, che significa "il processo di vedere attraverso lo Yoga", ma si tratta di una vista che va oltre l'uso dei sensi, è un vedere l'invisibile, oltre la comune percezione.
Swami Satyananda Saraswati narra un aneddoto significativo, per spiegare come porsi di fronte ad una tale opera:
Un giorno due pandit (eruditi) entrarono in un ashram per partecipare ad un satsang e, essendo stati i primi a giungere, presero posto direttamente dinanzi al guru. Inizialmente il satsang riguardò gli asana, il pranayama e altre pratiche di Yoga, ma dopo un certo tempo i due pandit si rivolsero al guru affermando di essere venuti da molto lontano per discutere di argomenti più importanti, in particolare delle implicazioni filosofiche del samadhi secondo Patanjali. Uno dei due pandit sosteneva la totale uguaglianza tra il nirbija-samadhi e il asamprajnata-samadhi, mentre l'altro ne proclamava con convinzione la diversità. In breve tempo il dibattito si fece molto acceso e il tono dei due si alzò pericolosamente, mentre il guru, non avendo la possibilità di intervenire, sedeva in silenzio.
Mentre la discussione si protraeva una grossa mucca, caracollando attraverso il prato, si portò proprio dietro ai due uomini e si accovacciò placidamente, come se volesse prendere parte anch'essa al diverbio, e mentre tutti gli altri si mostrarono molto sorpresi dinanzi a questo spettacolo, i pandit, presi com'erano dalle proprie argomentazioni, non se ne avvidero nemmeno. La mucca dal canto suo sembrava vivamente interessata alle parole degli uomini, che pareva ascoltare con grande attenzione, finché improvvisamente si decise e muggì con veemenza la sua approvazione. I due litiganti balzarono in piedi spaventatissimi, a corto di parole per la prima volta dall'inizio del giorno e, tra il divertimento generale, videro la mucca che lentamente si alzava e si allontanava, probabilmente in cerca di un altro satsang da qualche altra parte.
Quella saggia mucca mostrò a tutti che gli Yogasutra di Patanjali non furono concepiti e scritti per essere dibattuti intellettualmente, bensì per spiegare il processo e mostrare alcune tecniche per elevare la propria consapevolezza, esplorare le potenzialità della propria mente fino ad arrivare a trascenderla.
Yoga Sutra (testo italiano integrale)
martedì 8 febbraio 2011
Paramahamsa Upanisad (testo italiano)
Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!
"Qual è il cammino del Paramahamsa Yogi e quali sono i suoi doveri?" chiese Narada a Brahma (il Creatore). Il Signore rispose: Il cammino dei Paramahamsa di cui chiedi è il più difficile; non conta invero molti esponenti, anzi, è tanto che se ne trovi uno solo. In verità, questi resta saldo nell'eternamente puro Brahman; egli è realmente il Brahman insegnato nei Veda - questo è quanto comprendono i conoscitori della Verità; egli è il più grande poiché ha fissato saldamente la sua mente in Me; e io, perciò, abito sempre in lui. Avendo rinunciato ai figli, agli amici, alla moglie e alle relazioni umane, abbandonati lo Shika, il sacro cordone, lo studio dei Veda, tutte le opere come anche questo universo, egli potrà usare il Kaupina, il bastone e un minimo di abiti per lo stretto sostentamento del corpo e per il bene di tutti. Ma non finisce così. Se chiedi come finisce, ecco quanto segue:
"Qual è il cammino del Paramahamsa Yogi e quali sono i suoi doveri?" chiese Narada a Brahma (il Creatore). Il Signore rispose: Il cammino dei Paramahamsa di cui chiedi è il più difficile; non conta invero molti esponenti, anzi, è tanto che se ne trovi uno solo. In verità, questi resta saldo nell'eternamente puro Brahman; egli è realmente il Brahman insegnato nei Veda - questo è quanto comprendono i conoscitori della Verità; egli è il più grande poiché ha fissato saldamente la sua mente in Me; e io, perciò, abito sempre in lui. Avendo rinunciato ai figli, agli amici, alla moglie e alle relazioni umane, abbandonati lo Shika, il sacro cordone, lo studio dei Veda, tutte le opere come anche questo universo, egli potrà usare il Kaupina, il bastone e un minimo di abiti per lo stretto sostentamento del corpo e per il bene di tutti. Ma non finisce così. Se chiedi come finisce, ecco quanto segue:
Il Paramahmsa non porta neanche il bastone, non il ciuffo di capelli, non il sacro cordone o altri abiti. Egli non soffre né il freddo né il caldo, né la felicità né l'afflizione, né l'onore, né il disonore, ecc. Si dice che egli sia giunto oltre la portata delle onde dell'oceano-mondo. Abbandonati tutti i pensieri attorno a calunnia, superbia, gelosia, ostentazione, arroganza, attaccamento o antipatia per qualsiasi oggetto, abbandonati gioia e dolore, brama, rabbia, avidità, auto-inganno, invidia, euforia, egoismo e simili, egli considera il corpo quale un cadavere, poiché ha completamente distrutto l'idea stessa del corpo. Essendo eternamente libero dalla principale causa di dubbio, discordia e falsa conoscenza, realizza l'Eterno Brahman in sé stesso, con la consapevolezza: "Io sono Quello, Io sono Colui che è eternamente calmo, immutabile, indiviso, essenziato di conoscenza e di beatitudine, Quello solo è la mia reale natura". Solo questa conoscenza (Jnana) è il suo Shika, il solo sacro cordone. Attraverso la conoscenza dell'unità tra il Jivatman e il Paramatman, la distinzione tra i due scompare completamente. Questa (unione) è la cerimonia del suo Sandhya.
Colui che rinuncia a tutti i desideri trova la sua suprema dimora nell'Uno-senza-secondo, colui che porta il bastone della conoscenza è il vero Ekadandi. Ma quello che reca un mero bastone di legno, che si diletta di ogni genere di oggetti sensibili ed è privo di Jnana, va a un orribile inferno chiamato Maharauravas. Comprendendo la differenza tra questi due si diventa Paramahamsa.
I punti cardinali sono i suoi soli abiti, egli non si inchina davanti a nulla, non offre oblazioni ai Pitris (Mani), non biasima nessuno e nessuno onora - il Sannyasin lascia la sua volontà indipendente. Per lui non ci sono invocazioni a Dio, nessun cerimoniale di osservanza; non Mantra, non meditazioni, né devozione; per lui non esistono il mondo fenomenico né Quello che è inconoscibile; egli non vede la dualità né percepisce l'unità. Egli non vede "io" né "tu" né altro. Il Sannyasin non ha casa. Egli non accetterà oggetti di valore, d'oro o simili, e non avrà con sé dei discepoli. Se si chiede quale danno ci sia nell'accettare qualcosa, (la risposta è) sì, si fa danno in questo modo. Perché se il Sannyasin guarda l'oro con desiderio, fa di sé stesso l'uccisore del Brahman; perché se il Sannyasin tocca l'oro con desiderio, diviene degradato come un Chandala; perché se prende l'oro con desiderio, fa di sé stesso l'uccisore dell'Atman. Perciò il Sannyasin non deve guardare, toccare o prendere oro con desiderio. Tutti i desideri della mente cessano di esistere (e di conseguenza) non è agitato dal rimorso e non ha bisogno di felicità; giunge quindi l'abbandono degli attaccamenti agli oggetti dei sensi ed egli è sempre distaccato dalla buona e dalla cattiva sorte, (quindi) non odia e non si rallegra. La tendenza estroversa degli organi di senso si ritrae in colui che risiede nell'Atman soltanto. Realizzando "Io sono quel Brahman che è l'Uno Infinito Consapevolezza e Beatitudine" si ottiene la fine dei desideri, realmente si ottiene la fine dei desideri.
Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!
Qui finisce la Paramahamsopanishad che si trova nel Sukla-Yajur-Veda.
domenica 30 gennaio 2011
Mahishaasura Mardhini
Ayi giri nandini nandita medini vishva vinodini nandinute
Giri vara vindhya shirodhini vaasini vishnu vilaasini jisnunute
Bhagavati hey shiti kantha kutumbini bhuuri kutumbini bhuuri krite
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
Giri vara vindhya shirodhini vaasini vishnu vilaasini jisnunute
Bhagavati hey shiti kantha kutumbini bhuuri kutumbini bhuuri krite
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O Durga figlia delle montagne, che rendi felice la Terra e riempi di gioia l’Universo, sia lode alla tua bellezza!
Tu che dimori sulla cima delle elette montagne Vindhya e risplendi per ogni luogo, sia lode alla tua vittoria!
O Divina, origine della tua stirpe, madre di molte stirpi e artefice di molte cose,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Tu che dimori sulla cima delle elette montagne Vindhya e risplendi per ogni luogo, sia lode alla tua vittoria!
O Divina, origine della tua stirpe, madre di molte stirpi e artefice di molte cose,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Suravara varshini durdhara dharshini durmukha marshini harsharatey
Tribhuvana poshini shankara toshini kalmasha moshini ghosharate
Danujani roshini ditisuta roshini durmada shoshini sindhusute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
Dono divino, piovuta dal cielo per impedire l’inevitabile, colpisci il mostro con ardente furore,
Nutrice dei tre mondi, rendi felice chi è ispirato da Shiva, con il tuo grido di battaglia liberi dall’impuro,
O figlia delle acque, prosciughi la superbia dei furiosi demoni della stirpe di Danu e della progenie di Diti,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Tribhuvana poshini shankara toshini kalmasha moshini ghosharate
Danujani roshini ditisuta roshini durmada shoshini sindhusute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
Dono divino, piovuta dal cielo per impedire l’inevitabile, colpisci il mostro con ardente furore,
Nutrice dei tre mondi, rendi felice chi è ispirato da Shiva, con il tuo grido di battaglia liberi dall’impuro,
O figlia delle acque, prosciughi la superbia dei furiosi demoni della stirpe di Danu e della progenie di Diti,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Ayi jagadamba madamba kadamba vanapriya vaasini haasarate
Shikhari shiromani tunga Himaalaya shringa nijaalaya madhyagate
Madhu madhure madhu kaitabha ganjini kaitabha bhanjini raasaratey
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini, Ramya Kapardini Shailasute
O Madre del mondo, Madre divina, rendi profumato l’albero Kadamba dell’amata foresta, con il tuo sorriso,
Tu sei la più elevata delle più alte cime dell’Himalaya, la più importante al centro delle vette,
La più dolce di ogni dolcezza, custode dei tesori di Madhu e Kaitabha che hai fermato con la tua danza gioiosa,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Shikhari shiromani tunga Himaalaya shringa nijaalaya madhyagate
Madhu madhure madhu kaitabha ganjini kaitabha bhanjini raasaratey
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini, Ramya Kapardini Shailasute
O Madre del mondo, Madre divina, rendi profumato l’albero Kadamba dell’amata foresta, con il tuo sorriso,
Tu sei la più elevata delle più alte cime dell’Himalaya, la più importante al centro delle vette,
La più dolce di ogni dolcezza, custode dei tesori di Madhu e Kaitabha che hai fermato con la tua danza gioiosa,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Ayi shatha khanda vikhandita runda vitundita shundaa gajaadhipate
Ripu gaja ganda vidaarana chanda paraakrama shundaa mrigaadhipate
Nija bhuja danda nipaatita khanda vipatita munda bhataadhipate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O Durga, distruggi in mille pezzi i malvagi, li arresti colpendone le schiere, (con la forza) di chi comanda gli elefanti,
Colpisci alle tempie il nemico, con il coraggio e le sembianze di chi comanda tutti gli animali,
Con l'aiuto della sua proboscide, abbatti e distruggi il cranio di chi comanda i nemici,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Ripu gaja ganda vidaarana chanda paraakrama shundaa mrigaadhipate
Nija bhuja danda nipaatita khanda vipatita munda bhataadhipate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O Durga, distruggi in mille pezzi i malvagi, li arresti colpendone le schiere, (con la forza) di chi comanda gli elefanti,
Colpisci alle tempie il nemico, con il coraggio e le sembianze di chi comanda tutti gli animali,
Con l'aiuto della sua proboscide, abbatti e distruggi il cranio di chi comanda i nemici,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Ayi rana durmada shatru vadhodita durdhara nirjjara Shakti-bhrute
Chatura vichaara dhurina Mahaa Shiva duuta krita Pramathaadhipate
Durita duriha duraashaya durmada Dhaanava duuta kritaantamate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O Dea dalla grande forza divina, distruggi in battaglia i nemici più superbi e imbattibili,
Comandi sugli Spiriti messaggeri al servizio del Grande Shiva, tanto abili nel pensiero da non poter essere soggiogati,
Sei la fine dei messaggeri dei demoni, di coloro che sono guidati dalla cattiveria e dai pensieri malvagi,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Chatura vichaara dhurina Mahaa Shiva duuta krita Pramathaadhipate
Durita duriha duraashaya durmada Dhaanava duuta kritaantamate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O Dea dalla grande forza divina, distruggi in battaglia i nemici più superbi e imbattibili,
Comandi sugli Spiriti messaggeri al servizio del Grande Shiva, tanto abili nel pensiero da non poter essere soggiogati,
Sei la fine dei messaggeri dei demoni, di coloro che sono guidati dalla cattiveria e dai pensieri malvagi,
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Ayi sharanaagata vairi vadhu vara viira vara abhaya daayaakare
Tribhuvana mastaka shuula virodhi shirodhi kritaamala shuulakare
Dumi dumi taamara dundubhi naada maho mukhari krita tigmakare
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O eterna protettrice delle spose dei nemici e dispensatrice di benefici ai coraggiosi e agli eroi,
Con la tua lancia splendente colpisci alla testa chi punta la lancia contro i tre mondi,
Appassionata come il sole all’impetuoso risuonare dei tamburi!
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Tribhuvana mastaka shuula virodhi shirodhi kritaamala shuulakare
Dumi dumi taamara dundubhi naada maho mukhari krita tigmakare
Jaya Jaya Hey Mahishaasura Mardhini Ramya Kapardini Shailasute
O eterna protettrice delle spose dei nemici e dispensatrice di benefici ai coraggiosi e agli eroi,
Con la tua lancia splendente colpisci alla testa chi punta la lancia contro i tre mondi,
Appassionata come il sole all’impetuoso risuonare dei tamburi!
Evviva la figlia dell’Himalaya, dai bei capelli intrecciati, che ha sconfitto il demone Mahisha!
Ayi Nija Huum-Kriti Maatra Niraa-Krita Dhoomra Vilochana Dhoomra Shate
Samara Vishoshita Shonita Beeja Samudh-Bhava Shonita Beejalate
Shiva Shiva Shumbha Nishumbha Mahaa-Hava Tarpita Bhoota Pishaa-Cha-Rate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Dhanu-Ranu Sangara Nakshana Sanga Pari-S-Pura Danga Natat-Kata-Ke
Kanaka Pishanga Prishat-Ka Nishanga Rasadh Bhata Shanga Hataa Batwoo-Ke
Krita Chatu Ranga Balakshiti Ranga Gatad Bahu Ranga Ratad Batuke
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Samara Vishoshita Shonita Beeja Samudh-Bhava Shonita Beejalate
Shiva Shiva Shumbha Nishumbha Mahaa-Hava Tarpita Bhoota Pishaa-Cha-Rate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Dhanu-Ranu Sangara Nakshana Sanga Pari-S-Pura Danga Natat-Kata-Ke
Kanaka Pishanga Prishat-Ka Nishanga Rasadh Bhata Shanga Hataa Batwoo-Ke
Krita Chatu Ranga Balakshiti Ranga Gatad Bahu Ranga Ratad Batuke
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Suralala Laataka Kheita Khei Kritabhina Yodara Nrityarate
Krita Kuputak Kupo Tokada Daadhi Kataala Kuthuha-Lagaanarate
Kutu-Kuta Jhupkuta Dhimdhimmi Dath Dhwani Dheer Amritam-Gani Naadharate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Jaya Jaya Japya Jaye Jaya Shabda Parastuti Tatpara Vishvanute
Bhana-Bana Bhimjimi Bhimkrita Noopura Sinjita Mohita Bhootapate
Natita Nathaar Dhala Teelata Nayaka Natitha Naatya Sugaanarate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Ayi Sumanah Sumanah Sumanah Sumanah Sumanohara Kaantiyute
Shrita Rajani Rajani Rajani Rajani Rajanikara VaktraVrite
Suna-Yana-V Bhramara Bhramara Bhramara Bhramara Bhramaraadhipate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Sahita Mahaa-Hava Mallama Tallika Mallita Rallaka Mallarate
Vira-Chita Vallika Pallika Mallika Bhillika Bhilika Varga Vrite
Sita Krita Pulli Samulaa Sitaa-Runa Tallaja Pallava Sallalite
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Avi-Rala Ganda Galanmada Medura Mataa Matan-Gaja Raajapate
Tribhuvana Bhooshana Bhoota Kalaanidhi Roopa Payoonidhi Raajasute
Ayi Suda Teejana-Laala Samaana Samohana Manmatha Raajasute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Kamala Dalaamala Komala Kaanti Kalaa Kalee-Taamala Bhaalalate
Sakala Vila Sakalaa Nilaya-Krama Keli Chalat-Kala Hum-Sakule
Ali-Kula San-Kula Kuvalaya Mandala Mauli Miladh Bahu-Laalikule
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Kara Muralee Rava Veejita Koojita Lajjita Kokila Manjumate
Milita Pulin-Da Manohara Gunjita Ranjita Shaila Nikujagate
Nija-Guna Bhoota Mahaa Shabari-Gana Sadh-Guna Sambhrita Kaylee-Tale
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Kati-Tatha Peeta Dukoola Vichitra Mayo-Krati Ras-Krita Chandra Ruche
Pranata Suraa-Sura Mauli Manis-Phura Dum-Shula Sannaka Chandra Ruche
Jita Kana-Kaar-Chala Mauli Padorjita Nirbhara Kunjara Kumbha-Kuche
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Krita Kuputak Kupo Tokada Daadhi Kataala Kuthuha-Lagaanarate
Kutu-Kuta Jhupkuta Dhimdhimmi Dath Dhwani Dheer Amritam-Gani Naadharate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Jaya Jaya Japya Jaye Jaya Shabda Parastuti Tatpara Vishvanute
Bhana-Bana Bhimjimi Bhimkrita Noopura Sinjita Mohita Bhootapate
Natita Nathaar Dhala Teelata Nayaka Natitha Naatya Sugaanarate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Ayi Sumanah Sumanah Sumanah Sumanah Sumanohara Kaantiyute
Shrita Rajani Rajani Rajani Rajani Rajanikara VaktraVrite
Suna-Yana-V Bhramara Bhramara Bhramara Bhramara Bhramaraadhipate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Sahita Mahaa-Hava Mallama Tallika Mallita Rallaka Mallarate
Vira-Chita Vallika Pallika Mallika Bhillika Bhilika Varga Vrite
Sita Krita Pulli Samulaa Sitaa-Runa Tallaja Pallava Sallalite
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Avi-Rala Ganda Galanmada Medura Mataa Matan-Gaja Raajapate
Tribhuvana Bhooshana Bhoota Kalaanidhi Roopa Payoonidhi Raajasute
Ayi Suda Teejana-Laala Samaana Samohana Manmatha Raajasute
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Kamala Dalaamala Komala Kaanti Kalaa Kalee-Taamala Bhaalalate
Sakala Vila Sakalaa Nilaya-Krama Keli Chalat-Kala Hum-Sakule
Ali-Kula San-Kula Kuvalaya Mandala Mauli Miladh Bahu-Laalikule
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Kara Muralee Rava Veejita Koojita Lajjita Kokila Manjumate
Milita Pulin-Da Manohara Gunjita Ranjita Shaila Nikujagate
Nija-Guna Bhoota Mahaa Shabari-Gana Sadh-Guna Sambhrita Kaylee-Tale
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Kati-Tatha Peeta Dukoola Vichitra Mayo-Krati Ras-Krita Chandra Ruche
Pranata Suraa-Sura Mauli Manis-Phura Dum-Shula Sannaka Chandra Ruche
Jita Kana-Kaar-Chala Mauli Padorjita Nirbhara Kunjara Kumbha-Kuche
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Vijita Sahasra Karaika Sahasra Karaika Sahasra Karaikanute
Krita-Sura Taaraka Sangara Taaraka Sangara Taaraka Soonusute
Surata Samaadhi Samaana Samaadhi Samaadhi Samaadhi Sujaatarate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Padakamalam Karuna Nilaye Vari Vasyati Yonudhi Numsa Shive
Ayi Kamale Kamala Nilaye Kamala Nilayah Sakatham-Na-Bhavaith
Tava Pada-Maay-Va Param Pada-Mitya-Nu Sheelaya Tomama Kimna Shive
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Kanakala Satkala Sindhu Jalairanu Sinji-Nute Guna Ranga-Bhuvam
Bhaja-Tisa Kim-Nasha Chee-Kucha Kumbha-Ka Teepa Hiram Bha-Su-Kaa-Nu Bhavam
Tava Charanam Sharanam Kara-Vaani Nataa-Mara-Vaani Nivaasi Shivam
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Tava Vima-Laindu Kulam Vada-Laindu Malam Sakalam Nanu Koolayate
Kimu Puru Hoota Puraindru MukeSu MukeBiraSu Vi-Mukey Kriyate
MamaTuma-Tam Shiva Naama Dhane Bhavati Kripayaaki Mutak Kriyate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Ayi Mayi Deena Dayalu Daya Kripa Yai-Vatva-Ya Bhavi Tavyamume
Ayi Jagato Janani Kripayaasi Yathaasi Tatha-Nu Mitaasi-Rate
Yadu-Chita Mat-Ra Bhavat Murali Kuru Taaduru Taapama Paakurute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Krita-Sura Taaraka Sangara Taaraka Sangara Taaraka Soonusute
Surata Samaadhi Samaana Samaadhi Samaadhi Samaadhi Sujaatarate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Padakamalam Karuna Nilaye Vari Vasyati Yonudhi Numsa Shive
Ayi Kamale Kamala Nilaye Kamala Nilayah Sakatham-Na-Bhavaith
Tava Pada-Maay-Va Param Pada-Mitya-Nu Sheelaya Tomama Kimna Shive
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Kanakala Satkala Sindhu Jalairanu Sinji-Nute Guna Ranga-Bhuvam
Bhaja-Tisa Kim-Nasha Chee-Kucha Kumbha-Ka Teepa Hiram Bha-Su-Kaa-Nu Bhavam
Tava Charanam Sharanam Kara-Vaani Nataa-Mara-Vaani Nivaasi Shivam
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Tava Vima-Laindu Kulam Vada-Laindu Malam Sakalam Nanu Koolayate
Kimu Puru Hoota Puraindru MukeSu MukeBiraSu Vi-Mukey Kriyate
MamaTuma-Tam Shiva Naama Dhane Bhavati Kripayaaki Mutak Kriyate
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Ayi Mayi Deena Dayalu Daya Kripa Yai-Vatva-Ya Bhavi Tavyamume
Ayi Jagato Janani Kripayaasi Yathaasi Tatha-Nu Mitaasi-Rate
Yadu-Chita Mat-Ra Bhavat Murali Kuru Taaduru Taapama Paakurute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
Jaya Jaya Hey Mahishaasura-Mardini Ramyaka-Pardini Shailasute
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Durgā (colei che difficilmente si può avvicinare) è l’incarnazione dell’energia creativa femminile (Shakti), ha in sé entrambi i poteri di creazione e distruzione. Secondo il racconto del Devi Mahatmyam del Markandeya purana, la forma di Durga fu creata come dea guerriera per combattere e distruggere il demone Mahishasura, che aveva avuto da Brahma la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. Mahishasur, che era nato dall’unione tra il re dei demoni Rambha e un bufalo d’acqua, poteva cambiare forma da umana a bufalo (mahisha significa proprio bufalo) e aveva sconfitto tutti gli dei e scatenato un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Poiché solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dei e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga, che lo sconfisse il decimo giorno della luna piena.
lunedì 24 gennaio 2011
Shiva samhita: lo yoga spiegato da Shiva (testo italiano)
La Shiva-samhitâ, propriamente "collezione di Shiva", è suddivisa in cinque patala (sezioni, capitoli) per un totale di 540 strofe. Shiva espone la sua dottrina a Pârvatî, che interviene raramente, ponendo qualche domanda.
Il primo capitolo è di carattere introduttivo: si afferma che solo il jnâna esiste, il resto è pura illusione. Si ritorna sull'inconsistenza del mondo, che appare reale solo ai nostri sensi, mentre l'unica realtà è il Brahman, sat (essere), cit (coscienza), ânanda (beatitudine). Una serie di similitudini chiariscono la natura della realtà fenomenica, frutto di mâyâ e di avidyâ.
Il secondo capitolo raffigura il corpo come microcosmo, descrive le nâdî e i chakra. Quando lo yogi arriva a comprendere l'identità del Sé con lo Spirito universale, il Brahman, allora i tattva, cioè le categorie attraverso cui si manifesta il mondo, si dissolvono e appare l'unica realtà, la pura soggettività, Shiva.
Con il terzo capitolo inizia l'esposizione delle tecniche hathayoghiche; dopo un accenno ai soffi o respiri (vâyu), che circolano attraverso il corpo umano portando energia, viene ribadita la necessità dell'insegnamento impartito da un maestro, al quale il discepolo deve rispetto e obbedienza; quindi si elencano le condizioni che rendono possibile la riuscita dello Yoga, si parla del prânâyâma; passando poi a illustrare le âsana, se ne enumerano ottantaquattro, ma se ne descrivono quattro: siddhâsana, padmâsana, ugrâsana, svastikâsana.
Il quarto capitolo è dedicato alle mudrâ, ossia tecniche atte al risveglio della Kundalinî. Esposte le caratteristiche della yonimudrâ, ne vengono elencate e descritte altre dieci: mahâmudrâ, mahâbandha, mahâvedha, khecarî, jâlandhara, mûlabandha, viparîtakrti, uddîyâna, vajronî, shaktichâlana.
Nel quinto capitolo il discorso si rivolge agli ostacoli che il praticante incontra sulla via dello Yoga - ostacoli costituiti sia dall'attaccamento ai beni materiali, sia dal ritualismo, sia dalla conoscenza stessa - poi ai quattro tipi di Yoga, all'invocazione dell'ombra, all'ascolto del suono interiore, alla dhâranâ, ai chakra, al râja-yoga e al mantra.
leggi la Shiva-samhitâ (testo italiano integrale)
mercoledì 19 gennaio 2011
Adhyatma Upanisad (testo italiano)
Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!
Nel piccolo spazio interno del cuore è situato l'Unico non nato.
La terra è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso la terra, la terra non Lo conosce.
L'acqua è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'acqua, l'acqua non Lo conosce.
Il fuoco è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso il fuoco, il fuoco non Lo conosce.
L'aria è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'aria, l'aria non Lo conosce.
L'etere è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'etere, l'etere non Lo conosce.
La mente è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso la mente, la mente non Lo conosce.
L'intelletto è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'intelletto, l'intelletto non Lo conosce.
L'io è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'io, l'io non Lo conosce.
Gli oggetti dei sensi sono il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso gli oggetti dei sensi, gli oggetti dei sensi non Lo conoscono.
L'immanifesto è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'immanifesto, l'immanifesto non Lo conosce.
L'immortale è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso l'immortale, l'immortale non Lo conosce.
La Morte è il Suo corpo. Sebbene si muova attraverso la Morte, la Morte non Lo conosce.
Egli, perciò, è il Sé interiore di ogni essere, senza peccato, trascendente, luminoso, il solo Narayana.
La sovrapposizione consiste nel pensiero: "io sono il corpo, i sensi e il resto", che invece sono altro dal Sé. Con la devozione al Brahman, l'uomo saggio deve disfarsi di tutto questo. Conoscendosi quale soggetto, testimone dell'intelletto e delle sue operazioni, si abbandoni l'idea che il Sé sia altro dal soggetto, identificando l'"io" con il soggetto). Rifiutando il conformismo con il mondo, il corpo e le Scritture, si rimuovano le sovrapposizioni al Sé.
La mente dello Yogi si dissolve se egli resta senza interruzioni soltanto nel Sé, comprendendo, attraverso il ragionamento, i detti delle Scritture e attraverso l'esperienza che uno solo è il Sé di tutti gli esseri. Senza concedersi nemmeno un attimo né un appiglio per il sonno, il pettegolezzo, lo scambio verbale e simili, dimentichi di sé, si mediti sul Sé nel sé. Gettando da parte le preoccupazioni per il corpo e la progenie, non si reputi il proprio stato migliore di quello di un fuori casta, si ricerchi la pienezza con la conoscenza del Brahman.
Il sé individuale si dissolve nel Supremo Sé come lo spazio contenuto in una brocca si dissolve nello spazio infinito, allo spezzarsi del contenitore; poi, o saggio, come l'Infinito resta per sempre in silenzio. Divenuto l'auto-luminoso Sostrato, l'Essere, rigetta il macrocosmo e il microcosmo quali luoghi di impurità. Collocato il corpo dettato dal senso dell'io nell'eterna beatitudine del Sé, rinuncia al corpo sottile; sii eternamente l'Assoluto.
Conoscendo "io sono quel Brahman" in cui si vede questo mondo apparente come una città riflessa in uno specchio, trova la pienezza, o senza peccato! Libero dai blocchi dell'egoismo, come la luna risplende in pienezza, si perviene all'essenza del sé, sempre beato, auto-luminoso. La distruzione delle azioni conduce a quella del pensiero; in questo modo ne risulta l'indebolimento delle predisposizioni innate (all'azione). La scomparsa delle predisposizioni innate è la liberazione; questo è ritenuto la liberazione in vita.
In ogni luogo e certamente, percependo ogni cosa Spirito si giunge alla dissoluzione degli impulsi innati e si rinforza l'attitudine alla benevolenza universale. Non si deve mai essere disattenti nell’attenzione a Brahman; "la disattenzione è morte" hanno decretato i filosofi del Brahman a proposito della conoscenza. Come un giunco d'acqua, sebbene trattenuto alla radice, non è mai fermo, neppure per un momento, così Maya senza sosta avviluppa persino il più saggio degli uomini se quello distoglie lo sguardo dalla Verità.
Colui che conquista l'Assoluto in vita permane nell'assoluto dopo la morte. Radicato nella concentrazione, o senza peccato, rimani fermamente stabile. Con la visione del Sé non duale, attraverso la pacificazione della concentrazione, avviene la dissoluzione senza residui dei nodi dell'ignoranza del cuore. Rafforza il senso del Sé con l'esperienza diretta e rifiuta l'esperienza dell'ego; resta indifferente a tutto questo, come ad oggetti quali brocche e vestiti.
Tutte le cose, da Brahma alle zolle d'erba, sono soltanto sovrapposizioni illusorie. Distinto da esse, vedi il Sè esistente come la pienezza immutabile. Il Sè è Brahma, Vishnu, Indra e Shiva; l'intero universo è il Sé; non c'è nulla oltre al Sé. Dopo avere escluso tutti gli oggetti apparenti sovrapposti al proprio Sé, si rimane soli come il Supremo Brahman, pieno, non duale, senza agitazione.
Il mondo è un postulato, tanto prezioso quanto inesistente, all'interno dell'unica Realtà immutabile, senza forma, senza qualificazioni; da dove proviene la distinzione? (Nell'unica Realtà) priva di distinzioni quali il soggetto percipiente e la cosa percepita e di tutte le sofferenze, nell'assoluta pienezza spirituale, è il Sé, come nell'oceano della dissoluzione del cosmo, da dove proviene la distinzione? L'oscurità implicita in Esso, come lo è nella luce, è la causa dell'illusione. Da dove proviene la distinzione nella suprema Realtà non duale e senza qualificazioni?
In tale uniforme e suprema Realtà, come può sussistere l'agente della differenziazione? Nel sonno profondo, dove non vi è altro che beatitudine, chi ha mai percepito differenze?
La percezione della differenza è radicata nella mente (percipiente); non vi è nulla di tutto questo in assenza della mente. Dunque, si concentri la mente nel supremo Sé quale soggetto.
Avendo realizzato il Sé quale beatitudine imparziale dell'essenza individuale, si potrà assaporare la beatitudine senza tempo che è il Sé, nell'esterno come nell'interno.
Il frutto del distacco è la conoscenza: il frutto della conoscenza è il ritiro. L'esperienza del Sé quale beatitudine reca la pace, dunque, la pace è frutto del ritiro. Senza lo stato conseguente, i precedenti sono vani, invero. La cessazione è suprema soddisfazione; la beatitudine incomparabile è spontanea. Il senso esplicito della parola "Tat" ha Maya come Suo attributo; Egli è la causa del mondo. Le Sue caratteristiche sono l'onniscienza e le altre; la trascendenza, l'essenziale Verità e così via.
Il senso esplicito della parola "Tvam" è consapevolezza mista alla mente. Solo attraverso la rimozione di Maya (illusione) e avidya (ignoranza), si può indicare lo Spirito supremo, l'indifferenziato Sat – Cit - Ananda. "Ascoltare" significa ricercare attraverso le sentenze il loro significato. Dall'altra, "pensare" consiste nel cogliere la loro validità con la ragione.
"Meditazione" è invero l'attenzione esclusiva della mente (sul significato) reso indubitabile attraverso l'ascolto e il ragionamento. "Concentrazione" si dice della mente che, superato il dualismo tra soggetto meditante e meditazione, gradualmente si stabilizza esclusivamente nell'oggetto della meditazione ed è come una fiamma al riparo dal vento. Le modificazioni della mente in relazione al Sé sono sconosciute in questo stato; possono solo essere inferite in relazione al passato, dopo che si è superato lo stato del Samadhi.
I debiti karmici, accumulati in questa esistenza trasmigratoria senza inizio, si dissolvono attraverso la concentrazione: quando la pura virtù inizia a emergere. I conoscitori dello Yoga chiamano questa concentrazione la nube della virtù, fino a che si dissolve nella pioggia della virtù, e in migliaia di fiumi. Quando il carico delle tendenze innate si è dissolto senza lasciare residuo, grazie alla nube di virtù, e i semi karmici, buoni e cattivi, sono stati totalmente sradicati, la sapienza delle scritture, che prima risplendeva immediata, ora senza ostacoli, porta l'immediato risveglio, nitido come un frutto posto sul palmo di una mano.
Il non ricorrere degli impulsi relativi agli oggetti di godimento segna l'acme del distacco. La vetta del risveglio è data dal non ricorrere del senso dell'ego. L'acme del ritiro è dato dal non ricorrere degli impulsi latenti. Questo è l'asceta dalla stabile conoscenza che gode per sempre della beatitudine; Colui il cui sé è unito al Brahman soltanto; che è immutabile e quieto. La saggezza (prajna) è definita quale la stabilità dello spirito il cui contenuto è l'unità del Brahman e dell'Atman senza attributi. Colui che possiede questa saggezza ininterrottamente, è liberato in vita.
Chi non possiede il concetto di "io" in relazione al corpo e ai sensi; né il concetto di oggetto in relazione a cose diverse da essi - chi è libero da questi due concetti in relazione a qualsiasi cosa, è liberato in vita. Chi, nella sua saggezza, non percepisce differenze tra soggetto e Brahman; chi non fa riferimento al creatore o alla creazione, è liberato in vita. Colui il cui atteggiamento resta identico che venga onorato dai virtuosi o perseguitato dagli stolti, è liberato in vita.
Colui che ha realizzato la verità di Brahman non subisce più la trasmigrazione, come avviene prima; se questo invece accade, la verità non è stata ancora realizzata; questi è ancora estrovertito. Fino a che perdura l'esperienza del piacere e simili, il karma operativo dal passato continua a persistere. Le azioni causali precedono sempre l'accadere degli effetti; mai si verificano effetti non preceduti da azioni. Come conseguenza dell'esperienza "io sono Brahman", il karma accumulato nel corso dei secoli si dissolve, come le azioni compiute nei sogni si dissolvono al risveglio.
Come nello spazio non esistono appigli a cui attaccarsi, così per il saggio, che conosce il Sé come indipendente e indifferente, le azioni future non hanno presa nello stadio finale. Come lo spazio non è infettato dall'odore di un liquore sebbene tocchi la brocca (in cui il liquore è contenuto) così il Sé non è inquinato dalle attribuzioni sovrapposte. Il karma accumulato prima del sorgere della consapevolezza non è eliminato in conseguenza della consapevolezza; si produrrà l'effetto determinato, come una freccia raggiunge il bersaglio verso cui è lanciata.
La freccia lanciata per colpire ciò che è stato individuato come una tigre non si ferma, sebbene si comprenda, poi, che si trattava di una vacca; il bersaglio viene colpito con tutta la forza. "Io sono senza età", "io sono immortale" - come può colui che conosce il Sé, che lo è e lo vive, produrre altro karma? Queste operazioni si verificano solo quando si cade nell'errore di identificare il Sé con il corpo. La considerazione del corpo quale Sé è impropria; dunque si rifiuti (la nozione) delle azioni passate e del loro effetto.
La costruzione di azioni passate e di effetti è, invero, un'illusione relativa al corpo. Come può una sovrapposizione essere reale? Come può nascere ciò che non è reale? Come può perire ciò che non è reale? Come può essere operativo ciò che non è reale?
Per rispondere ai dubbi degli ignoranti che domandano come mai il corpo sopravviva se tutti gli effetti dell'ignoranza e le sue cause cono stati distrutti dalla conoscenza, la Sruti, con lungimiranza, propone le teoria dell'operatività delle azioni passate; non per suggerire ai saggi che il corpo e il resto sono reali.
Una totale pienezza, senza inizio e senza fine, senza misura e senza cambiamento. Unica massa di essere e intelligenza, eterna beatitudine, imperitura, Con la sola sostanza del soggetto, pieno, senza fine, osservatore di tutto, che non può essere sfuggito o dimensionato, tenuto o ancorato, Al di là delle forze inerti e delle azioni, sottile, certo, perfetto; la cui essenza è al di là del pensiero, al di là della mente e delle parole; Esistente, pieno, auto-evidente, puro, cosciente e incomparabile. Solo uno è il Brahman non-duale; non vi è alcuna pluralità.
Questo insegnamento fu impartito ad Apantaratama. Questi lo impartì a Brahma, che lo passò a Ghorangiras. Quest'ultimo lo diede a Raikva e Raikva a Rama. Rama l'ha insegnato a tutti gli esseri. Queste sono le istruzioni per il Nirvana; queste sono le istruzioni dei Veda. Questo è l'insegnamento segreto.
Om! Quello (Brahman) è infinito, e questo (universo) è infinito. L'infinito proviene dall'infinito. Togliendo infinitezza all'infinito, Quello (Brahman) rimane il solo infinito. Om! Pace! Pace! Pace!
Qui finisce la Adhyatmopanishad contenuta nello Sukla-Yajur-Veda.
venerdì 14 gennaio 2011
Ad Gureh Nameh mantra
AD GUREH NAMEH, JUGAD GUREH NAMEH,
SAT GUREH NAMEH, SIRI GURU DEV-EH NAMEH
Mi inchino al Guru originario, al Guru di ogni epoca, io mi inchino al Vero Guru, al grande Guru dell'energia trasparente
giovedì 6 gennaio 2011
Aitareya Upanisad (testo italiano)

Invocazione
Possa il mio discorso essere fissato nella mia mente, possa la mia mente essere fissata nel mio discorso!
Possa la sorgente della luce manifestarsi a me, possano la mente e la parola portarmi al significato dei Veda!
Possa ciò che apprendo dai Veda non lasciarmi, possano il giorno e la notte unirsi in questo insegnamento!
Che io possa pensare il giusto, che io possa dire il giusto;
che la sorgente della luce protegga chi mi è maestro e me!
OM Shanti, Shanti, Shanti!
Prima parte
1 All’inizio c’era solo l'Atman, unico e non duale. Non c'era nessun altro che lo vedesse. Egli disse: "Ora creerò i mondi."
2 Egli ha creato questi mondi: Ambhas, il mondo delle acque eteree, Marici, il mondo dei raggi solari, Mara, il mondo delle cose mortali, Apah, il mondo delle acque basse.
Al di là del firmamento che splende sono le acque eteree, il cui sostegno è il firmamento; lo spazio è il mondo della luce; la terra è il mondo mortale; al di sotto della terra ci sono le acque basse.
3. L’Atman pensò: "Ecco, questi sono i mondi, e adesso farò dei guardiani per i miei mondi". Quindi trasse il Purusa dalle acque e gli diede forma e sostanza.
4. L’Atman covò il Purusa e da esso si aprì la bocca, come quando un uovo è incrinato e si apre; dalla bocca venne fuori la parola e dalla parola nacque il fuoco.
Si aprirono le narici e dalle narici nacque il respiro e l'aria per respirare.
Si aprirono gli occhi e dagli occhi nacque la vista e dalla vista nacque il sole.
Si aprirono le orecchie e dalle orecchie nacque l'udito e dall'udito nacquero i luoghi.
Si formò la pelle e dalla pelle nacquero i capelli e dai capelli nacquero le erbe medicinali e tutte le piante e gli alberi.
Si formò il cuore e dal cuore nacque la mente e dalla mente nacque la luna.
Si formò l'ombelico e dall'ombelico nacque l'Apana, il soffio vitale, e dall'Apana nacque la morte.
Si formò l'organo del senso e dall'organo nacque il seme e dal seme nacquero le acque.
1. Coloro che Egli aveva creato caddero nel suo grande oceano, e la fame e la sete li assalirono. Allora essi gli dissero: "Costruisci per noi una dimora nella quale possiamo vivere sicuri e mangiare il cibo".
2. Egli portò loro la vacca, ma essi dissero: "Non è abbastanza per noi". Egli portò loro il cavallo, ma essi dissero: "Non è abbastanza per noi".
3. Egli portò loro l'essere umano ed essi dissero: "Ben fatto davvero! L'essere umano è bello e ben fatto". Allora l’Atman disse: "Entrategli dentro, ciascuno nella sua dimora".
4. Il fuoco divenne parola ed entrò nella bocca; l'aria divenne respiro ed entrò nelle narici; il sole divenne vista ed entrò negli occhi; i punti cardinali divennero udito ed entrarono nelle orecchie; le erbe medicamentose e le piante e gli alberi divennero peli ed entrarono nella pelle; la luna divenne mente ed entrò nel cuore; la morte divenne Apana, il respiro più basso, ed entrò nell'ombelico; le Acque divennero seme ed entrarono nell'organo di senso.
5. La fame e la sete chiesero all’Atman: "Dai anche a noi una dimora". Ma Egli disse loro: "A tutti loro io vi assegno e faccio sì che ne siate partecipi ". Per questo, ogni volta che si compie un’offerta al divino, la fame e la sete hanno la loro parte nell'offerta.
1. L’Atman pensò: "Questi sono i miei mondi e i miei guardiani, e adesso creerò del cibo per loro".
2. L’Atman covò sulle acque e dalle acque emerse la forma; la forma che emerse non è altro che cibo.
3. Il cibo creato sfuggì alla sua presa. Con la parola avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l'avesse afferrato con la parola, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente parlando del cibo.
4. Con il respiro avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l'avesse afferrato con il respiro, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente respirando il cibo.
5. Con l’occhio avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l’avesse afferrato con l’occhio, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente guardando il cibo.
6. Con l'orecchio avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l'avesse afferrato con l'orecchio, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente ascoltando parlare del cibo.
7. Con la pelle avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l'avesse afferrato con la pelle, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente toccando il cibo.
8. Con la mente avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l'avesse afferrato con la mente, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente pensando al cibo.
9. Con l’organo di senso avrebbe voluto afferrarlo, ma non ci riuscì. Se l'avesse afferrato con l'organo di senso, l’essere umano sarebbe soddisfatto semplicemente percependo il cibo.
10. Con l'Apana avrebbe voluto afferrarlo e lo afferrò. Ecco, è questo che afferra il cibo, che è soltanto respiro di vita, e pertanto tutto ciò che è respiro prende vita dal cibo.
11. L’Atman pensò: “Come potrebbe essere tutto questo senza di me?” E pensò ancora, “In che modo ci entrerò dentro?” E pensò ancora: "Se il discorso è mediante la parola, se il respiro è mediante il soffio, se la vista è mediante l'occhio, se l'udito è mediante l'orecchio, se il pensiero è mediante la mente, se la sensazione è mediante il senso, se le funzioni del corpo sono mediante l'Apana, chi sono allora io?”
12. Fu questo il limite che Egli spezzò, e fu da questa porta che Egli entrò. E questa, che è chiamata Vidriti, la fessura, è il luogo della Sua beatitudine. L’Atman, incorporato, ha tre dimore e tre condizioni del sonno, e di ciascuna dice: “Questa è la mia dimora”.
13. Essendo nato in forma di vivente, guardò tutte le cose esistenti e pensò: “Che cosa si può descrivere come differente da se stessi?” Vide allora che l’Immensità, il Brahman, era l’unica entità sufficiente a se stessa e così disse: “Io l’ho visto” (Idam dra).
14. Per questo è Idandra e Idandra è il Suo vero nome. Ma benché Egli sia Idandra, lo chiamano Indra, il Non rivelato; perché al divino piace celarsi nel Non rivelato.
Seconda parte
1. Il seme è l’origine dell’essere umano, da tutte le parti raduna insieme forza e calore per nascere. L’essere umano porta il Sé in se stesso. Questa è la prima nascita del Sé nel corpo.
2. Esso diventa un unico sé con la donna, per cui non le fa alcun male e lei si prende cura di questo sé che ha in grembo.
3. Essendo lei il nutrimento, deve essere nutrita. La donna nutre il figlio ancora prima che nasca e lo nutre quando nasce. E quando ci si prende cura del figlio, ci si prende cura del Sé, per la continuità dei mondi; perché la continuità dei mondi si dipani senza interruzione. Questa è la seconda nascita del Sé nel mondo.
4. Chi ha il Sé in se stesso compie azioni virtuose, e quando ha compiuto le azioni che è venuto a compiere ed ha compiuto la propria vita se ne va, e quando se ne va rinasce di nuovo. Questa è la terza nascita del Sé nel ciclo vitale.
5. Così disse il saggio Vamadeva: “Io, Vamadeva, stando ancora nel grembo, ho conosciuto tutte le nascite degli dèi e le loro cause. In cento roccaforti di ferro mi tennero prigioniero, ma mi aprii un varco con potenza e come un falco mi librai nei cieli”. Mentre ancora stava nel grembo, così diceva Vamadeva.
6. E poiché aveva raggiunto la conoscenza, divenne una sola cosa con l’Atman, abbandonò i legami del corpo, raggiunse tutti i desideri, divenendo immortale.
Terza parte
1. A chi ci rivolgiamo pensando "Questo è l’Atman"? Quale è L’Atman? È ciò con cui vediamo, sentiamo e odoriamo tutti gli odori e parliamo con chiarezza di parola e riconosciamo il dolce e l'amaro?
2. L’Atman è il cuore ed è anche la mente. È la coscienza, la volontà, la conoscenza, la saggezza, la memoria, la sensibilità, la fermezza, il pensiero, il dolore, il concetto, lo scopo, la vita, il desiderio, l’eternità: tutti questi non sono altro che nomi dei livelli di coscienza (Prajnanam).
3. Egli è Brahman, è Indra, è Prajapati; è tutte le divinità ed è i cinque elementi: la terra, l'aria, l'etere, l'acqua e la luce. Egli è le grandi creature e quelle piccole; è l’origine: l’uovo, il seme, il germoglio; è cavallo, mucca, essere umano ed elefante; è tutto ciò che respira, tutto ciò che si muove, tutto ciò che vola e tutto ciò che non si muove. Tutte queste cose sono guidate dalla Coscienza e e supportate dalla Coscienza. La Coscienza è l'occhio dei mondi ed il suo fondamento sicuro, la Coscienza è Brahman. (Prajnanam Brahma).
4. Dopo aver realizzato l’unione con la pura Coscienza, il Sé abbandona i legami con il mondo, raggiunge tutti i desideri, divenendo immortale.
Invocazione finale
Possa il mio discorso essere fissato nella mia mente, possa la mia mente essere fissata nel mio discorso!
Possa la sorgente della luce manifestarsi a me, possano la mente e la parola portarmi al significato dei Veda!
Possa ciò che apprendo dai Veda non lasciarmi, possano il giorno e la notte unirsi in questo insegnamento!
Che io possa pensare il giusto, che io possa dire il giusto;
che la sorgente della luce protegga chi mi è maestro e me!
OM Shanti, Shanti, Shanti!
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